Il Tirreno

Grosseto

Tribunale

Monte Argentario, condannato il commesso di un market: «Aveva palpeggiato due clienti»

di Pierluigi Sposato
L’aula gip/gup del Tribunale di Grosseto
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L’aula gip/gup del Tribunale di Grosseto

Due anni e mezzo con la riduzione del rito abbreviato

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MONTE ARGENTARIO.  Ha chiesto scusa: «Mi dispiace, ho sbagliato». Ha risposto al giudice e ha voluto spiegare cosa era successo in quei giorni dell’agosto scorso, nel retro del supermarket del Promontorio dove era al lavoro come commesso. Il giudice Marco Mezzaluna lo ha comunque condannato per due episodi di violenza sessuale, uno dei quali ai danni di una ragazzina di 14 anni: due casi di palpeggiamento, con baci e strofinamenti. Due anni e mezzo la pena per Wagih Younes El Sayed Mohamed Zahra, egiziano di 44 anni, per il quale il sostituto procuratore Carmine Nuzzo aveva chiesto il giudizio immediato: ieri si è proceduto con il rito immediato chiesto dalla difesa e Zahra, assistito dall’avvocato Massimiliano Arcioni, ha voluto farsi interrogare. Dopo le sue parole, il pm aveva chiesto quattro anni e sei mesi, ritenendolo responsabile delle condotte contestate e delle aggravanti. Il giudice ha comunque applicato l’ipotesi lieve dell’articolo 609 bis e ha concesso le attenuanti generiche. Il procedimento, come previsto dalla riforma Cartabia, non è comunque terminato: a maggio si terrà una nuova udienza, in cui potrebbe essere decisa la pena sostitutiva della detenzione domiciliari. Le due donne non si erano costituite parte civile.

«È lui» avevano hanno ai carabinieri quando erano state mostrate loro le foto. E all’epoca Zahra fu portato in carcere perché ritenuto responsabile dei due episodi di violenza sessuale, uno del 3 agosto, uno del 22 agosto, quest’ultimo ai danni della minorenne. Avrebbe portato le due donne, la prima è una sessantenne, nel retrobottega dell’esercizio, approfittando della momentanea assenza di clienti. Nel primo caso, avrebbe rifiutato il pagamento in denaro della merce e avrebbe attirato la donna in una zona appartata, afferrandola per i polsi per bloccarla, toccandola, baciandola e sfregandosi a lei; l’uomo si sarebbe distratto per il sopraggiungere di un cliente e la donna era riuscita a divincolarsi. Aveva poi raccontato la storia al cognato («piangeva mentre mi raccontava il fatto» ha detto questi), aveva dato una descrizione ai carabinieri che erano andati al negozio, identificando l’uomo. Nel secondo caso, il commesso avrebbe prima afferrato la ragazzina per un braccio e l’avrebbe fatta entrare nel negozio, poi l’avrebbe portata nel retro, l’avrebbe stretta con forza, l’avrebbe baciata più volte sul collo («te hai il fidanzato?») fino a che lei era riuscita a divincolarsi, scossa. Era stato il compagno della madre a rivolgersi ai carabinieri. Ma prima era andato nel negozio per affrontare il commesso: due colleghi lo avevano fatto allontanare, accerchiandolo e minacciandolo.

All’epoca le ricostruzioni erano state ritenute attendibili dal gip che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare, perché Zahra era stato indicato come una persona incapace di autolimitare i propri istinti e gli impulsi sessuali «con un’evidente tendenza alla sopraffazione e alla prevaricazione delle donne». Due episodi in pochi giorni avevano testimoniato che è «fuori controllo e non in grado di comprendere la gravità delle proprie azioni». Il giudice non aveva potuto mettere ai domiciliari l’uomo anche perché pochi mesi prima Zahra era stato cancellato dall’anagrafe per mancata dichiarazione di dimora abituale.



 

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