Gioco
Grosseto, la pokemania viaggia sulle app: «Regina del food delivery in città»
Piace molto tra gli under 40, ma non scalfisce la tradizione del tortello
GROSSETO. Un anno fa esplodeva anche a Grosseto la mania per il Pokè. E oggi le bowl di riso da condire con pesce, verdure (e chi più ne ha, più ne metta) sono diventate le regine del food delivery in città. «Tra le categorie più ricercate troviamo la pokè al primo posto, al secondo l’hamburger e al terzo la tradizionalissima pizza», dicono da PokèFlash, la pokeria di via Bettino Ricasoli che ha compiuto un anno ieri e che annuncia di essere il ristorante che ha ricevuto più ordinazioni sulle piattaforme di food delivery (come Glovo o Deliveroo).
L’obiettivo della catena toscana è proprio quello di essere “flash”, ossia” veloce” e si è specializzata nel cibo d’asporto e nella consegna a domicilio, tramite app specializzate. Anche i grossetani a quanto pare hanno sempre meno tempo – o forse soprattutto voglia – di stare ai fornelli. Un po’ come in tutta Italia. Nel capoluogo maremmano, comunque, il boom del food delivery è arrivato con la pandemia: l’unico modo che le persone avevano per concedersi una cena “da ristorante” quando i ristoranti erano chiusi al pubblico. E l’abitudine si è consolidata.
Secondo Alessandro Sbrana, titolare di PokèFlash con Marco Caramuscio e Claudio Donnarumma, la metà dei grossetani usa regolarmente app di food delivery. Basti pensare che in una città che conta poco più di 80mila abitanti, nel corso di un anno PokèFlash ha contato 10mila clienti sulle app di food delivery: 4.900 su Glovo e 5.200 su Deliveroo.
«È un piatto freddo, per questo è perfetto per il trasporto. Quando le persone ordinano un piatto caldo, come a esempio una pizza, c’è sempre un minimo rischio che ti arrivi freddo. Circa il 40 per cento dei nostri clienti ordina bowl d’asporto. Il sabato è il giorno prediletto, con il maggior picco di consumo che si registra tra le 19 e le 20», dice Sbrana.
Ma cosa è il pokè? È un piatto tipico hawaiano, che letteralmente si traduce con “tagliare a pezzi”. Si tratta di una scodella di riso bollito che viene ricoperta con ingredienti vari, dal pesce alla carne, ma anche verdura, cereali, e addirittura frutta fresca, salse e tanti altri. Il piatto di pokè si chiama bowl, che in inglese significa proprio “ciotola”.
Ma c’è un ma. Nonostante sia passato un anno da quando sono “spuntate” le pokerie, Grosseto continua a rimanere la patria della “ciccia” e del tortello. Scalfire certe abitudini alimentari, d’altronde, è impresa dura.
«Grosseto è una piazza piuttosto difficile. Più complicata rispetto ad altre città dove abbiamo aperto», dice Sbrana. «Il segreto per resistere in città come queste è l’attenzione verso il cliente, oltre all’utilizzo di prodotti di qualità. Anche per questo facciamo spesso promozioni sulle app. In questo anno – continua – ho notato che qui la Pokè è un piatto ormai affermato per i più giovani: la maggior parte dei nostri clienti ha meno di 40 anni».
E i grossetani che scelgono questi cibo “esotico” vanno per lo più sul classico. «La pokè più richiesta è la classic: riso sushi, salmone, goma wakame (alghe), edamame (baccelli), cetrioli, avocado, cipolla croccante e semi di sesamo. Certo, alcuni sperimentano nuovi ingredienti e creano di volta in volta la proprio pokè ma, un po’ come per la pizza, ognuno ha la sua preferita e predilige quella rispetto alle altre».
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