Il Tirreno

Grosseto

Toscana salute

Nasce Fondazione Fiocchetto Lilla per la lotta ai disturbi alimentari

di Massimiliano Frascino
Nasce Fondazione Fiocchetto Lilla per la lotta ai disturbi alimentari

Nel giorno della festa della donna atto costitutivo davanti al notaio

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GROSSETO. Nascerà nel giorno della festa della donna, nello studio dei notai grossetani Detti e Menchetti, e si chiamerà Fondazione Fiocchetto Lilla.

Un soggetto che ha l’ambizione di diventare punto di riferimento nazionale per i cosiddetti Dan (disturbi dell’alimentazione e della nutrizione), con l’obiettivo di occuparsi di ricerca, prevenzione, percorsi assistenziali e formazione rispetto alle malattie da disturbi alimentari come anoressia, bulimia, binge eating (abbuffata di cibo), vigoressia (ossessione per la performance fisica), ortoressia (ossessione per l’alimentazione salutista). Fiocchetto Lilla avrà la propria sede principale a Grosseto perché in Maremma, in seno all’associazione Perle Onlus che si occupa di anoressia, si è sviluppata l’idea originaria della fondazione, poi arricchita dai contributi di altre realtà: “Così Come Sei” di Torino, fondata da Francesca Lazzari, e “Mi Nutro di Vita” di Genova, presieduta da Stefano Tavilla, oltre che da Micaela Bozzolasco e Sebastiano.

«Sono praticamente due anni – spiega la presidente di Perle Onlus, Mariella Falsini – che insieme a Simona Corridori, ideatrice codice lilla, e Maria Carla Martinuzzi, ragioniamo sulla costituzione della Fondazione Fiocchetto Lilla. Ora finalmente ci siamo, e siamo tutti quanti ansiosi di poter dare un contributo di concretezza su aspetti fondamentali, a partire dalla ricerca e dalla messa a terra di protocolli operativi per accelerare la presa in carico dei pazienti, perché la velocità con cui s’interviene all’insorgere dei primi sintomi dei disturbi alimentari e nutrizionali (Dan) è determinante nel prevenire le patologie collegate e gli esiti letali».

Già, perché nonostante secondo una stima accurata i Dan riguardino 3-4 milioni di persone in Italia, a oggi quello che manca è la consapevolezza dell’impatto di questi disturbi a livello sociale. La pandemia, inoltre, ha moltiplicato i casi e i numeri non possono più essere ignorati. L’aumento delle diagnosi ha sfiora il 40%, con una crescita dei ricoveri che tocca il 50%. Vittime soprattutto gli adolescenti ma anche gli adulti, spesso dimenticati e considerati troppo compromessi per ricevere cure adeguate. In costante crescita anche i casi di bambini fra i 9 e i 12 anni, e quelli che riguardano la popolazione maschile.

«Più che di disturbi – aggiunge Falsini – si tratta di vere e proprie malattie che hanno un esito mortale in oltre 3.000 casi all’anno. In questi anni insieme ad altre associazioni ci siamo battuti con il Ministero della salute e con l’Istituto superiore di sanità perché fossero approvati dei Lea (livelli essenziali di assistenza) specifici e li abbiamo ottenuti all’interno di quelli generali per la salute mentale. Ma poi, pur proponendo un “codice lilla”, non siamo riusciti a far adottare dei percorsi assistenziali, ma solo semplici “raccomandazioni”. Questo di fatto crea una strozzatura nell’accesso alle prime visite e alle poche strutture residenziali di trattamento che sono essenziali per la presa in carico, che avviene troppo tardi rispetto all’insorgere dei sintomi. L’obiettivo della Fondazione è imprimere un cambio di passo in termini di concretezza sul terreno della ricerca, della presa in carico, di informazione, prevenzione e formazione del personale medico e sociosanitario. Perché nel nostro sistema sanitario, a partire da pediatri e i medici di medicina generale per arrivare a quelli ospedalieri, sono ancora troppo poco diffuse competenze specifiche per diagnosticare e curare anoressia, bulimia, binge eating, vigoressia e ortoressia». 

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