Sicurezza
La desertificazione del centro di Grosseto: in dieci anni negozi dimezzati
Gennari (Confcommercio): «I grossetani comprino nei negozi di vicinato»
GROSSETO. Le vetrine, un tempo decorate e piene di vestiti o oggetti esposti, colorate e ben illuminate, sono rimaste vuote, buie. Alcune sono nascoste dalla saracinesche abbassate. L’unico colore che spicca sul grigio della serranda è un cartello con la scritta “vendesi” o “affitasi”, o qualche graffito. Altre, invece, si intravedono ancora da dietro la griglia. Il centro storico di Grosseto sta purtroppo diventando una distesa di questo tipo.
Sempre più negozi chiudono i battenti. Nel giro di un anno, dal giugno 2021 al 2022 si contano ben sette negozi in meno per la vie del centro storico, secondo quanto riportato dall’Ufficio studi di Confcommercio, in collaborazione con il Centro studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. In città, nell’arco di dieci anni, dal 2012 al giugno 2022, sono 154 le attività che hanno chiuso. C’è stata una contrazione del 15 per cento delle imprese del settore “commercio al dettaglio”. Nel centro storico, poi, le attività sono quasi dimezzate: nel 2012 erano 123, nel 2019 erano 81, mentre oggi sono “solo” 77.
Ciò che è evidente, facendo un giro per il centro storico, è che più ci si allontana da corso Carducci, più negozi chiusi si trovano. Nella principale via del centro, infatti, i fondi commerciali sono quasi tutti occupati ed è la più frequentata dai grossetani che vogliono fare una passeggiata all’aria aperta, dare un’occhiata alle vetrine o concedersi qualche acquisto. Nelle “viette” interne del centro, ormai gli esercizi ancora aperti si contano sulle dita di una mano. Di due, al massimo. Ma le massicce chiusure non riguardano solo le zone interne. Una delle vie più desolanti del centro storico, infatti, è via San Martino: almeno nove i fondi commerciali sfitti, con la scritta “affittasi” o “vendesi” sulla vetrina. Tra questi, il vecchio Andreini borse. L’insegna è stata coperta, ma sono ancora ben visibili le insegne che riportano il logo con scritto “1946, da sempre grandi firme”. Il negozio, infatti, aveva chiuso nel 2016, dopo 70 anni di attività. Anche se, secondo quanto aveva raccontato l’allora proprietario Stefano Andreini, la chiusura non era stata dettata dalla crisi. Un anno più tardi, aveva mandato “in pensione” la sua gioielleria Mauro Perruzzi, aperta da 70 anni. E c’è anche chi, invece, ha semplicemente deciso di iniziare una nuova avventura altrove, come il negozio Invidia che arriva al centro commerciale Aurelia antica.
Nel corso degli anni, comunque, sono tanti i commercianti storici che, per un motivo o per l’altro, hanno detto “basta” e chiuso la loro attività nel centro storico. Un esempio è il negozio d’abbigliamento “I Cosimi” di corso Carducci, chiuso nel 2016 dopo 30 anni di attività, o la pizzeria “Pappagone”, chiusa lo scorso ottobre dopo 55 anni. Purtroppo, tra poco si abbasseranno anche le serrande del negozio di abbigliamento “Suerte”, aperto nel 2021 dalla grossetana Ilaria Cini, sotto ai portici di piazza Dante. Un fondo che negli anni ha visto avvicendarsi diverse attività commerciali. Impossibile, oggi, non notare sulla vetrina la scritta “Svendita totale dal 70 all’80 per cento su tutta la collezione invernale ed estiva per chiusura attività”.
Secondo Confcommercio Grosseto, altri numeri emblematici che fotografano il forte rischio desertificazione commerciale del centro arrivano dal settore pubblici esercizi: il numero di bar e ristoranti ha subito una contrazione, passando dalle 68 attività del 2012 alle 57 del giugno dello scorso anno. Sono diminuite anche le attività commerciali fuori dal centro: nell’ultimo decennio se ne contano 108 in meno, anche se la situazione risulta pressoché stabile negli ultimi anni, con sole tre attività in meno dal 2019 al 2022.
«Per quanto riguarda Grosseto, la consistente chiusura di negozi di vicinato è riconducibile alla sproporzionata presenza di centri commerciali e grande distribuzione - dice il presidente di Confcommercio Grosseto, Giulio Gennari - che si sono insediati in un mercato già saturo, alle porte della città. Sono anni che la nostra associazione lotta contro l’espansione dei centri commerciali già presenti e chiede con forza una progettazione urbanistica che non si focalizzi sui nuovi insediamenti periferici». Secondo il presidente di Confcommercio Grosseto, a questa situazione si aggiungono anche i cambiamenti nelle preferenze e nelle abitudini di acquisto e consumo, lo sviluppo del commercio online e altri fattori.
«La desertificazione commerciale non riguarda solo le imprese, ma la società nel suo complesso, perché significa minori servizi, sicurezza e vivibilità. Crediamo fondamentale accelerare la rigenerazione urbana con un utilizzo più ampio e selettivo dei fondi europei del Pnrr e il coinvolgimento delle parti sociali, al fine di riqualificare centri storici e quartieri», continua Gennari, e rivolge un appello ai cittadini: «I numeri dell’indagine purtroppo parlano chiaro. Abbiamo vissuto anni terribili, ma è il momento di cambiare passo. Ognuno di noi può contribuire a sostenere e rinvigorire l’economia locale scegliendo di acquistare nei negozi di vicinato».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
