Sicurezza
Scuola: bonus e adeguamenti ricorsi di centinaia di precari
Due filoni nelle cause collettive intentate personale Ata e prof
GROSSETO. Lavorano in condizioni difficili, nell’incertezza, “sballottati” da una parte all’altra della Provincia e, talvolta, d’Italia per cercare di fare il loro lavoro, quello per il quale hanno studiato. E nonostante le condizioni difficili e i sacrifici si vedono privati di alcuni diritti che, pur nel vasto e complicato “mondo” del precariato, spettano loro. O meglio, dovrebbero: il condizionale infatti è d’obbligo. Per questo, centinaia di precari della scuola chiedono che vengano riconosciuti i loro diritti e un giusto trattamento economico.
Insegnanti e personale Ata provenienti da tutta la provincia presenteranno ricorso per richiedere la Carta docente e i salari accessori, con il patrocinio della Flc Cgil grossetana (Federazione lavoratori della conoscenza). Venerdì scorso, infatti, un centinaio di persone ha firmato i ricorsi collettivi nella sede di Cgil con l’avvocato Carlo De Martis che li depositerà in tribunale. Altri ancora si stanno aggiungendo, e stanno presentando la documentazione in questi giorni. «La maggior parte di chi partecipa, insegna da precario già da cinque o sei anni», analizza il segretario provinciale di Flc Cgil, Cristoforo Russo.
Nel mondo della scuola viene fatto, purtroppo, un alto ricorso al precariato. Alcuni insegnanti che hanno presentato ricorso con Cgil sono precari addirittura da 12-13 anni. Come detto, i ricorsi collettivi sono due: il primo riguarda la carta docenti. Il governo Renzi aveva fissato un bonus a favore degli insegnanti di 500 euro che possono essere spesi per l’aggiornamento professionale. E gli insegnanti hanno la libertà di spenderli in libri, spettacoli teatrali e corsi, nel rispetto delle varie specialità e materie di riferimento. I bonus, però, non sono mai stati erogati ai precari, ma solo a chi è di ruolo.
«Tutto il personale docente della scuola, proprio perché svolge un’unica funzione, ossia quella della docenza, ha diritto ad accedere agli stessi strumenti, precario o di ruolo che sia», sottolinea Russo. Con la vertenza saranno richiesti anche i bonus non erogati nei cinque anni precedenti.
Sempre per il principio “pari diritti per pari lavoro” viene presentato un secondo ricorso che riguarda, invece, il salario accessorio che non viene corrisposto ai titolari di supplenze brevi a esempio, quelle per sostituzione di una docente in maternità, o gli stessi contratti fatti durante il periodo del Covid. Insomma, non solo i precari del mondo della scuola lavorano nell’incertezza, senza sapere quando potrebbero essere chiamati, senza ottenere scatti di anzianità con il passare degli anni – e quindi con uno stipendio più elevato – e non godono della possibilità di avere permessi pagati, ma non ottengono neanche il salario accessorio, che corrisponde alla retribuzione professionale docenti (Rpd) di circa 170 euro al mese e al compenso individuale accessorio (Cia) per il personale Ata a tempo determinato. Si tratta di circa 65 euro al mese. Una discriminazione del Ministero, secondo Fcl Cgil. «A dicembre – dice ancora Russo – la Cgil di Arezzo ha presentato ricorsi molto simili e ha ottenuto una sentenza positiva». Insomma, c’è speranza che le cose possano andare nella direzione desiderata dagli insegnanti grossetani e personale Ata precario. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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