Sicurezza
Targa simbolica per Norma Cossetto, la studentessa istriana morta nelle foibe: «Atto dovuto per rendere giustizia»
Pitigliano Iniziativa della “piccola Gerusalemme” per il Giorno del ricordo
PITIGLIANO. Il Comune di Pitigliano, la “piccola Gerusalemme”, nel Giorno del ricordo ha apposto su una panchina, in via Giovanni XXIII, una targa simbolica in memoria di Norma Cossetto, la giovane studentessa universitaria istriana vittima delle foibe.
Norma Cossetto abitava in un villaggio nel comune di Visignano e studiava all’università di Padova. Era impegnata politicamente e iscritta ai gruppi universitari fascisti. All’età di 23 anni, nel 1943, fu catturata dai partigiani jugoslavi di Tito, che cercavano informazioni su suo padre, esponente del fascismo istriano. Norma si rifiutò di dare informazioni e di rinnegare il fascismo come le era stato imposto di fare. Fu seviziata, violentata e gettata nelle foibe.
«Norma Cossetto è diventata il simbolo delle atrocità delle foibe – commenta il sindaco Giovanni Gentili – Far conoscere la sua storia è un atto dovuto per rendere giustizia, con la memoria, alle vittime di quella tragica pagina italiana che solo tardivamente è stata riconosciuta dalla Repubblica».
«Certamente – aggiunge il primo cittadino – è doveroso farlo, contestualizzando storicamente i fatti e ricordando le responsabilità del Fascismo. Seppur riconosciamo queste responsabilità ci dobbiamo chiedere se questo renda meno gravi i massacri delle foibe e se possiamo giustificare la fine che hanno fatto quelle persone. Questa è la domanda storica che ci dobbiamo porre, e la risposta ovviamente è no».
«Pitigliano, da sempre terra di accoglienza, di dialogo e di pace ha accolto, quindi, l’invito della sezione provinciale di Fratelli d’Italia, rivolto ai comuni, di apporre questa targa che ci è stata da loro donata, in ricordo di Norma Cossetto», continua il sindaco.
La linea tracciata dall’amministrazione è netta e marcata: «In questo modo vogliamo lasciare una traccia, un segno di quella vicenda nel luogo in cui viviamo e che frequentiamo quotidianamente, per ribadire il nostro no alla violenza e alle ingiustizie e contribuire alla ricostruzione di una memoria collettiva e condivisa», conclude infine Gentili.
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