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Cure palliative ha una nuova direttrice: chi è la dottoressa Liberatore

Cure palliative ha una nuova direttrice: chi è la dottoressa Liberatore

Si è occupata di numerosi progetti in ambito di genere nel settore sanitario collaborando con enti e soggetti universitari: «Accetto con coraggio questa sfida»

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GROSSETO. Il direttore generale dell’Asl Toscana sud est Antonio D’Urso ha nominato la dottoressa Concetta Liberatore direttore a livello aziendale della Unità operativa complessa Cure palliative, all’esito della selezione pubblica.

La dottoressa Liberatore, laureatasi all’Università degli studi di Perugia, è specializzata in Medicina interna e ha svolto la propria attività professionale come oncologa e, negli ultimi anni, come palliativista dell’Asl sud est nella Zona dell’Amiata senese, Val d Orcia e Valdichiana senese e Valdichiana aretina.

Si è occupata di numerosi progetti in ambito di genere nel settore sanitario collaborando con enti e soggetti universitari.

«La nomina della dottoressa Liberatore, con la sua professionalità e umanità, non può che aiutare l’Azienda nel rafforzamento del percorso di cura e di assistenza verso i più fragili, – dichiara il direttore generale D’Urso – La sanità pubblica è accanto alla persona assistita, e alla famiglia di cui fa parte, in ogni momento della propria malattia. È la cultura del sollievo dalla sofferenza fisica e morale che noi sposiamo appieno, salvaguardando la dignità e l’umanità della persona malata».

Anche la dottoressa Liberatore ha voluto intervenire in occasione della sua nomina con una breve dichiarazione: «Ringrazio dell’incarico – dice – Oggi noi palliativisti abbiamo un compito importante da portare avanti, quello di rendere effettivo e omogeneo in tutto il territorio il diritto di ogni persona affetta da malattie inguaribili ed evolutive ad esito infausto ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore. La sofferenza del malato e dei suoi cari non riguarda mai solo il fisico o la mente ma investe tutta la sua globalità. Accetto, questa nuova sfida con coraggio, perché si ritorni a una visione umanitaria della professione medica».

 

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