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«Ci si trova da Pappagone»: l’appuntamento che non c’è più

di Maurizio Caldarelli
«Ci si trova da Pappagone»: l’appuntamento che non c’è più

Sono centinaia i commenti al post del Tirreno sulla chiusura dello storico locale. Dalle cene fra commilitoni alle notti brave dopo l’ippodromo, un lungo amarcord

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GROSSETO. La chiusura della pizzeria Pappagone, ratificata dalla giunta comunale la scorsa settimana, ha toccato al cuore i cittadini di Grosseto e quelli che nella vita hanno incrociato i loro destini con il locale sotto le mura.

Il popolo del web ha salutato la chiusura del locale (avvenuta in realtà lo scorso 24 ottobre, quando Daniele Adami, l’ultimo proprietario, ha tirato giù la saracinesca) con una serie di commenti amari, con un pizzico di ironia, ma anche con qualche riflessione sul momento che sta vivendo la città anche dal punto di vista del commercio.

«Sono riuscito a mangiare una pizza da Pappagone – ricorda Riccardo – anche alle 2 di notte dall’uscita dell’ippodromo del Casalone, che da anni non c’è più nemmeno lui. Da grossetano da generazioni, dico peccato». Per Serenella, Pappagone era «la pizzeria più bella di Grosseto, della Maremma; è stato il ritrovo di tantissima gente comune, ma anche di celebrità: basta guardare le foto che c’erano nelle pareti foto, personaggi che davano un tocco dì fascino e si mangiava bene. Che fine, come la Buca di S. Lorenzo. Per noi grossetani è una delusione, credetemi. Dopo una passeggiata nel centro storico si rifiniva sempre lì».

«Invece di dire “ci si trova da Pappagone” – scrive Andrea – si dirà “ci si trova da pappapokè”». «Da Pappagone – scrive Fleur de vie – ho mangiato la mia prima pizza in Italia, che vergogna... far chiudere un posto storico e conosciuto da tutti. Per cosa poi? Non potevano fare il Giro d’Italia o i venditori ambulanti “rompevano”? Aveva una pedana molto curata; un piacere per gli occhi vedere tutti quei fiori. Meno male… siamo pieni di sushi e pokè».

Sotto al post de Il Tirreno hanno lasciato un loro commento 241 utenti, non solo grossetani. «Sono Veneto – scrive Paolo – Nel 1984-85 ero militare al distretto di Grosseto e ho frequentato quel posto non so quante volte. Si mangiava da Dio; quante cene ho fatto assieme ai miei amici commilitoni toscani. Mi dispiace, un altro locale che chiude, come sta succedendo in molte altre città d’Italia». «Quante pizze – ricorda Massimiliano – dopo gli allenamenti infrasettimanali, un altro pezzo di storia che chiude». «La pizzeria Pappagone mi riempie di ricordi belli del passato», rimarca Rosaria.

Pere Nando «è come cancellare un pezzo di storia di Grosseto. Chi di noi settantenni non ha mangiato una pizza da Pappagone? » Roberta mette il dito nella piaga della chiusura di locali storici: «Fare due passi in centro a Grosseto è devastante. Se ti guardi intorno tutti i locali storici hanno appeso un cartello con vendesi, affittasi, chiusura per cessazione attività, che tristezza questa città».

«È un dolore continuare a vedere negozi – rincara la dose Elisa – locali che chiudono a Grosseto. So cosa si prova. È triste vedere questa città che sta diventando un vero mortorio: è la città dai mille centri commerciali».

I ricordi talvolta vanno anche oltre Pappagone, inaugurato nel 1968: «Io andavo a scuola alle Industriali a Porta Vecchia – racconta Giovanni – Molto prima della pizzeria c’era la palestra dove si allenavano fior di campioni come il campione d’Italia Polidori, il campione d’Europa Marconi, ma anche il gigante della Maremma, Milo Malagoli».

Le ultime parole sono di Enzo Adami, gestore dal 2003 fino a ottobre: «Ringraziamo i nostri affezionati clienti, molti di noi di loro sono diventati amici. Fa piacere che la gente sia abbia capito come sono andate le cose: il gazebo era costituito da un pedana, con sedie, tavoli e ombrelloni piena di fiori e ben curata. Era bella ma non dava fastidio a nessuno. Alla fine, a causa della soprintendenza di Siena e del sindaco Bonifazi, la Pizzeria Pappagone è morta per motivi burocratici».


 

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