Il Tirreno

Grosseto

I dati

In un anno a Grosseto più maltrattamenti e violenze sessuali: in leggero calo i casi di stalking

di Pierluigi Sposato
Un’udienza in Corte di assise
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Un’udienza in Corte di assise

La relazione del presidente Alessandro Nencini

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GROSSETO.  Più casi di maltrattamenti e di violenza sessuale. Meno episodi di stalking. Fotografia di un anno (tra il 1° luglio 2021 e il 30 giugno scorso) in provincia di Grosseto secondo i dati della Procura di Grosseto resi noti in occasione dell’apertura dell’Anno giudiziario a Firenze.

Dati in crescita, purtroppo: del 15 per cento per i maltrattamenti (quelli denunciati sono passati da 220 a 255), del 13,5 per cento per le violenze sessuali, complessivamente intendendo sia quelle contro noti sia quelle contro ignoti (da 52 a 59). In calo, invece, di quasi il 9 per cento, i procedimenti per stalking seguiti dalla Procura di via Monterosa: erano 159 nell’anno precedente, sono stati 145 quelli nei dodici mesi fino al giugno scorso.

Sono diminuiti anche gli omicidi, da 12 a 9. Se si prende in esame il sesso delle vittime, quelli che hanno riguardato donne sono stati tanti quanti quelli dell’anno precedente (tre); c’è anche un procedimento contro ignoti, sempre per omicidio di una persona di sesso femminile.

L’attività della Procura trova riscontro in quella del Tribunale, che ha ricevuto gli elogi per lo smaltimento dell’arretrato, e non solo nel settore penale. L’ufficio gip-gup ha azzerato già dal 2020 l’arretrato in materia di archiviazioni; i procedimenti definiti sono in calo ma comunque sempre in numero superiore a quelli arrivati negli uffici di piazza Fabbrini/Albegna: questi ultimi sono diminuiti di 248 unità, quelli definiti di 1.528. Se c’è stato un calo, si legge ancora nella relazione, ciò è dovuto alla scopertura di organico che si è protratta fino alla metà del giugno scorso. Viene segnalata positivamente anche la celerità nella definizione delle richieste cautelari: i due giudici in servizio hanno provveduto in 2,38 giorni (l’anno precedente in 4,6 giorni), a fronte di 62 ordinanze di conferma di fermo o arresto (erano stati 55), di 270 provvedimenti in materia di misure cautelari personali (258) e di 81 reali (su beni – erano state 87). I rinvii a giudizio sono stati 200 (erano stati 123); soltanto sette fascicoli sono stati risolti oltre i due anni dall’inizio del procedimento. Per i riti alternativi, questi sono stati 263 (contro i 355 del periodo precedente): 104 sono stati definiti entro sei mesi, solamente 21 quelli oltre i due anni. «La definizione entro sei mesi – nota il Presidente della Corte d’Appello di Firenze, Alessandro Nencini, – è passata da 30 procedimenti per il rinvio a giudizio dell’anno precedente a 34 e da 19 procedimenti definiti con riti alternativi a ben 104 nel periodo in esame».

Bene, molto bene anche il dibattimento penale: se per i giudici monocratici il numero dei procedimenti definiti (1.287) è stato superiore a quello dell’anno precedente (1.194) con una variazione del 7,8%, il collegio ha fatto ancora meglio, arrivando alla definizione di 45 procedimenti, pari a più 12,8 per cento rispetto all’anno precedente. È aumentato anche il lavoro per la Corte di assise, con due procedimenti di nuova iscrizione e uno già definito.

Ci sono risultati ritenuti più che soddisfacenti anche nel settore civile: «Sono stati esauriti 3.031 procedimenti, mentre nell’anno precedente ne erano stati esauriti 3.655, ma tale flessione è plausibilmente legata al passaggio di consegne tra giudici migrati ad altri uffici giudiziari e quelli che hanno preso le funzioni a ottobre 2021, peraltro neonominati, e dai quali pertanto non può aspettarsi la medesima produttività di quella di un giudice con esperienza pluriennale. A ogni modo, il numero dei procedimenti definiti è superiore a quello degli ingressi, di talché emerge come tutti i giudici addetti al settore civile, malgrado i cambiamenti suindicati, abbiano lavorato in modo estremamente efficiente, smaltendo più cause di quante ne sono arrivate», scrive il presidente Nencini. Rimane l’arretrato, purtroppo, dovuto ai lunghi periodi di scopertura di organico: al momento i giudici «stanno facendo fronte a una situazione pesante e stressante al prezzo di un notevole sacrificio personale». Pendenze abbattute nel settore civile “puro” (100) e in quello del lavoro (331). Produttività elevata in separazioni e divorzi (570 giunti, 576 definiti). In calo il numero delle esecuzioni immobiliari pendenti, di duecento unità (da 1.286 a 1.083). Numeri ancora più significativi per le esecuzioni mobiliari (883, 572). Riduzione delle pendenze anche nei concordati preventivi (da 8 a 4) mentre nei fallimenti si è passati da 289 a 293: in quest’ultimo caso c’è una chiave di lettura, perché «la crisi economica – nota il presidente Nencini – nel periodo di emergenza sanitaria ha inciso profondamente anche in questo settore, comportando un’inevitabile contrazione delle vendite coattive e un conseguente e inevitabile rallentamento della fase di liquidazione dell’attivo». I fascicoli pendenti erano 75, invece a giugno scorso erano 49.



 

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