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Grosseto, salvi i fidanzati naufragati in Kenya: «Il terrore in mezzo alle onde»
Sono rimasti in acqua per 15-20 minuti, sanno tutti nuotare e hanno dato una mano. Il loro racconto: le urla delle persone, gli oggetti che galleggiavano e i corpi delle persone morte
GROSSETO. Stanno bene. Ma nei loro occhi sono impresse in maniera indelebile le immagini di quella tragedia, i volti di coloro che non ce l’hanno fatta, di chi ieri mattina si è svegliato, pronto per una giornata di vacanza a bordo di una barca, di chi ha guardato il cielo terso, è salito sulla barca, ma poi è stato scaraventato in mare, senza riuscire a uscirne.
Matteo e Veronica Balbo, Alessia Frediani e Andrea Amorfini, per fortuna, stanno bene. I quattro giovani grossetani sono rimasti coinvolti nel naufragio di un’imbarcazione in Kenya che stava trasportando 40 persone durante un’escursione alla ricerca dei delfini al largo della spiaggia di Watamu. La barca è stata investita da un’onda anomala e si è ribaltata, scaraventando tutti i passeggeri nell’Oceano Indiano. Sono stati poi portati in salvo grazie alle guardie del Kenya Wildlife Service e sono stati assistiti nelle strutture sanitarie di Watamu e Maldini. Un’altra turista italiana è stata invece portata in salvo, ma in condizioni gravi. Purtroppo, però, non tutti ce l’hanno fatta: almeno tre le vittime accertate finora. Si tratta di una donna e due bambini, tutti kenioti. Quando i passeggeri si sono imbarcati, però, nulla faceva presagire l’imminente tragedia.
Stefano Balbo è ancora incredulo, mentre racconta a Il Tirreno ciò che hanno vissuti i suoi figli: Matteo, il più piccolo, ha 23 anni e lavora con lui nell’agriturismo di famiglia “Il laghetto”; Veronica, classe 1996, è la sorella maggiore e lavora in un’azienda a Braccagni. I due fratelli erano partiti insieme ai rispettivi fidanzati: Alessia Frediani, studentessa classe 1999, e Andrea Amorfini, elettricista 26enne. Avevano già fatto vacanze insieme, ma questa era la prima così lontano da casa. «Hanno chiamato me e mia moglie subito dopo essere rientrati in albergo – racconta Stefano – All’inizio ci hanno detto che c’era stato un incidente, che avevano perso i cellulari, ma non sono scesi troppo nei dettagli. Ci hanno rassicurato, dicendoci che stavano bene. Quando poi ha iniziato a diffondersi anche in Italia le notizie sul naufragio abbiamo capito che la situazione era stata molto più grave di come ce l’avevano descritta».
Quando sono saliti a bordo della barca, il meteo sembrava tutt’altro che sfavorevole: il mare era calmo, il cielo terso. «Una volta superata la barriera corallina – racconta ancora Stefano – hanno iniziato ad alzarsi le onde. Si sono fatte sempre più alte, finché un’onda anomala non ha colpito l’imbarcazione, rovesciandola». I grossetani si trovavano sul tettino della barca, quindi sono stati i primi a finire nell’oceano. Balbo racconta, quasi come se stesse raccontando la trama di un film. Nonostante siano passate alcune ore, ancora non riesce a crederci. Il pensiero che i suoi figli siano ancora lontani lo distrugge, anche se sono usciti sani e salvi da questa disavventura. «Matteo è stato il primo a riemergere dall’acqua, poi Veronica. Subito dopo è riemerso Andrea. Per Alessia c’è voluto qualche istante in più, perché si era ferita a un labbro – dice – Per fortuna, sono tutti ottimi nuotatori. Hanno il brevetto di bagnino». Dice ancora.
Nonostante la paura e lo spaesamento, sapere che tutti quattro stavano bene li ha fatti tranquillizzare un po’. «Sono rimasti a galla per almeno 15-20 minuti, in mezzo alle onde – continua – Siccome sanno nuotare bene, Matteo e Andrea hanno cercato di aiutare le persone ferite o chi era in difficoltà. Per alcuni, però, non c’era già più nulla da fare». Di salvagenti, sulla barca, ce n’erano ben pochi. D’un tratto, ne hanno visto passare uno vicino a loro. «Non so chi l’ha mandato, forse il Signore», ha detto Matteo al padre, cercando di smorzare la tensione accumulata. I quattro si sono aggrappati al salvagente e sono rimasti lì, finché non sono arrivati i soccorsi. «Sembrava di vivere la scena di un film – ha raccontato ancora il 23enne al padre – In mare aperto, senza vedere niente. Solo le urla delle persone, gli oggetti che galleggiavano, e i corpi delle persone morte». Da far venire i brividi. A una cinquantina di metri di distanza, Balbo ha visto il suo zaino. Ha nuotato in quella direzione per prenderlo, ma si era aperto: i cellulari erano spariti. Al suo interno erano rimaste solo maschere e boccagli che si erano portati per fare snorkeling.
Una volta messi in salvo, i quattro sono tornati in albergo. Hanno chiamato i genitori per rassicurarli. «Cercavano di rimanere tranquilli, ma si vedeva che erano provati. Uno choc di questo tipo ti segna», dice ancora Stefano.
I ragazzi sono partiti per le vacanze il 18 gennaio. «Sono arrivati in Kenya il 19 – racconta Valeria Cioni, titolare dell’agenzia Jabalì viaggi, alla quale si sono affidati i quattro grossetani – Quando stamani ho sentito al telegiornale dell’incidente, non credevo potesse trattarsi di loro. Erano lì da appena tre giorni. Poi ci ha chiamato la mamma dei due fratelli per avvertirci. Nel pomeriggio abbiamo parlato con loro con un telefono che gli hanno prestato in hotel. Per fortuna stanno bene. Gite di questo tipo, comunque, non vengono organizzate dal tour operator nostro riferimento, perché ritenute pericolose».
Nonostante la paura, le due coppie hanno deciso di portare a termine la vacanza e di rimanere al villaggio Garoda Beach. Ma hanno annullato tutte le escursioni organizzate. Torneranno in Italia venerdì prossimo. E babbo Stefano non vede l’ora di poterli riabbracciare.
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