Il Tirreno

Grosseto

Addio al gatto Nerone: l’ispettore mascotte che viveva tra le multe grossetane

di Elisabetta Giorgi
Addio al gatto Nerone: l’ispettore mascotte che viveva tra le multe grossetane

Il micio era la superstar della polizia municipale. Entrava e usciva quando gli pareva («gli lasciavamo la finestra del bagno aperta»), dormiva sulle vecchie multe, si rifocillava in tutti i pianerottoli, ogni scalinata una scodella

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GROSSETO. È morto ieri l’ispettore Nerone, un gatto nero – con splendido cespuglio di pelo bianco sul petto – che aveva rapito i cuori degli agenti della polizia municipale di Grosseto, in via Zanardelli. Il micio randagio era stato “adottato” al comando 8 anni fa. Praticamente viveva qua.

Entrava e usciva quando gli pareva («gli lasciavamo la finestra del bagno aperta»), dormiva sulle vecchie multe, si rifocillava in tutti i pianerottoli, ogni scalinata una scodella. Coccolato e viziato, «era la nostra mascotte», racconta in lacrime un’ispettrice. «Gli volevamo tutti bene».

Tra gli agenti in servizio era una star: si era conquistato a pieno titolo la qualifica di “ispettore” alla pari degli umani. Il micio è morto ieri mattina in una clinica veterinaria, arresto cardiaco.

Al comando sono rimasti di sasso: aveva lasciato il segno. Lo raccontano gli agenti con le lacrime agli occhi, Nerone era «uno di casa. Era stato male qualche mese fa ma si era ripreso bene,negli ultimi giorni ha avuto una ricaduta». Poi il ricovero e la morte improvvisa.

La notizia è rimbalzata in chat. «Io ho saputo da un nostro collega che ci aggiornava momento per momento. “Nerone non ce l’ha fatta”, ci ha detto, e molti di noi hanno pianto». Per chi ama i gatti è facile capirlo. I felini sono animali autonomi e liberi, ma se “ti scelgono” non ti abbandoneranno mai: essere amati da loro è un privilegio.

Nerone aveva scelto come casa sua il comando della polizia municipale, in via Zanardelli, dove aveva trovato calore e umanità. «Quando nel 2014 ci trasferimmo qua nella sede di via Zanardelli – racconta una poliziotta in lacrime – lo trovammo già lì, quasi ci aspettava. Non era un neonato, ma era già bello formato. Iniziò subito a stare con noi, gli davamo da mangiare e per tutti questi anni l’abbiamo curato e accudito, ha vissuto con noi. Era come il gatto di casa; si faceva avvicinare, a ogni piano aveva la sua ciotolina di croccantini». Sette mesi fa riportò una ferita al collo, «pensammo subito al morso di un tarpone ma era strano: lui sapeva difendersi da tutti, sapeva il fatto suo. Ebbe un’infezione, poi si riprese. Quante volte abbiamo assistito alle sue colluttazioni. Una volta rimase fregato: entrò da noi con una gazza in bocca e il volatile si finse morto, allora Nerone allentò la morsa ela gazza fuggì». Il micio restò di sasso, ma superò la delusione presto. Alle scorribande preferiva la quiete delle stanze, il dolce far niente, il ronfare sulle scatole di vecchie multe. Spesso chiudeva gli occhi arrotolato nel tavolo della centrale operativa, di fronte alle telecamere del Comune che riprendevano qualche angolo di città. Adesso Nerone non c’è più e «ci mancherà tanto». Due giorni fa era stato avvistato in un cespuglio, in solitudine.
 

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