Toscana
Scompare Mario Giacolini, fondò il Museo di storia naturale
Grosseto, il ricordo della nipote Clarissa e dell’allievo Simone Rusci. Domani i funerali
GROSSETO. Una vita intera tra edifici, natura e scuola. È morto ieri mattina Mario Giacolini, un pezzo di storia maremmana, un modo di pensare, di studiare e di vivere che, ormai, non esiste più. Ottantotto anni di conoscenza, passione e studio.
Impossibile parlare di Mario senza citare il gemello Marcello, e viceversa. Divisi solo negli studi universitari: Mario si era laureato a Bologna come ingegnere; Marcello in architettura a Firenze. A parte questo, hanno condiviso tutto in vita: i gemelli Giacolini abitavano nello stesso palazzo, insegnavano entrambi all’istituto tecnico per geometri di Grosseto, e avevano la comune passione per la natura e per i libri. Nel corso degli anni erano riusciti a collezionare oltre 10mila volumi. Letti uno davanti all’altro, aperti al massimo a 45 gradi per salvaguardare la rilegatura.
Insieme al professor Giuseppe Guerrini, sono stati tra i fondatori del Museo di storia naturale. Una vita insieme, fino al 2015, quando perse l’adorato fratello dopo una lunga malattia. E da allora non è più stato lo stesso. «Babbo e zio erano sempre insieme – racconta Clarissa Giacolini, figlia di Marcello – Mi hanno insegnato il loro modo di pensare e ad amare gli animali, il che ha condizionato tutta la mia vita e la mia professione». Clarissa, infatti, è veterinaria.
«L’anno in cui è morto babbo, io e zio siamo andati insieme in vacanza. L’ho portato in Val Gardena ed è salito sul Sass Pordoi, nonostante camminasse male. In quei giorni era di nuovo felice, immerso tra i paesaggi, la natura, gli animali», racconta ancora Clarissa.
Anche l’Ordine degli ingegneri di Grosseto ricorda Giacolini: «Mario è stato parte della storia degli ingegneri grossetani. È ancora vivo il ricordo di lui e di Marcello tra professori e studenti del Geometri».
Tra i primi a venire a conoscenza della scomparsa di Giacolini, il presidente del Parco della Maremma, Simone Rusci. Proprio al Parco, a ottobre è stata inaugurata la mostra sui pipistrelli, dedicata ai gemelli Giacolini. «Mario è stato per molti un maestro e una guida. La sua scomparsa ci lascia una sterminata eredità fatta di ricordi, insegnamenti e sorrisi che difficilmente potranno essere dimenticati», dice Rusci.
E aggiunge: «Un’eredità silenziosa e discreta, caustica e sottile, come erano lui e Marcello, distribuita tra le centinaia e centinaia di persone che lo hanno avuto come insegnante, come collega e come amico. Perdiamo oggi la fisicità di Mario: quel sorriso sornione e benevolo, quel modo buffo di scandalizzarsi e di inorridire, le mosse veloci delle dita che accompagnavano i suoi racconti».
«Perdiamo – continua il presidente del Parco – molta della sua memoria, della capacità di tenere insieme tante conoscenze diverse. Perdiamo la sua ironia e la sua capacità di non prendersi sul serio. Rimane però la sua alta lezione di vita, di coerenza, di lavoro e di costanza. Rimangono, germogliati, i tanti semi di curiosità che ha pazientemente e discretamente piantato in chi lo ha conosciuto. Rimane la sua ultima lezione di grande dignità di fronte al dolore e alla malattia. In ognuno di noi rimarrà quel ricordo personale, quel singolo aneddoto che ci strapperà inevitabilmente un sorriso affettuoso e divertito».
Rusci ricorda ancora quello che per lui è stato un grande maestro: «Quello si incontra una sola volta nella vita. La responsabilità di noi che ti abbiamo conosciuto, Mario, sarà adesso quella di ricomporre pazientemente i tanti tuoi lasciti, l’enorme patrimonio ancora troppo nascosto che hai disseminato in tante persone e in tanto studio. Lo faremo con convinzione e riconoscenza, provando a farci forza l’uno con l’altro, ricordandoti con rispetto, stima e grande, grandissimo affetto. A dio Mario».
I funerali ci saranno domani alle 11 al cimitero della Misericordia di Grosseto .
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