La manifestazione
Il silenzio degli asterischi, imbarazzo a Grosseto Cultura dopo i licenziamenti
Imbarazzo e tensione sulla vicenda durante la presentazione dei nuovi gestori del polo. «Non parliamo, abbiamo già detto la nostra: non ci competono le diatribe politiche»
GROSSETO. L’imbarazzo era nell’aria, ma è venuto fuori solo al momento delle domande. «Questa conferenza stampa è stata convocata per presentare i nuovi gestori dei due musei e illustrare il progetto di miglioramento della qualità dell’offerta culturale. Della vicenda dell’asterisco non parliamo, perché abbiamo già detto la nostra con un comunicato», ha detto la consigliera Alessandra Paolini con tempestività, interrompendo il presidente di Fondazione Grosseto Cultura, Giovanni Tombari.
Il 7 dicembre, infatti, una delle ragazze dell’associazione Clan impiegate a Clarisse Arte è stata interrogata dal cda al completo sulle motivazioni dell’utilizzo del famigerato “asterisco egualitario” nel testo di una newsletter sulle attività della Fondazione.
L’11 dicembre l’ufficio stampa ha inviato per conto del cda a Clan il testo di una richiesta di smentita sull’asterisco. Il giorno successivo il cda ha mandato all’associazione il testo della convenzione per il 2023. Il 13 dicembre Clan ha risposto al cda che preferisce non inviare nessun comunicato di smentita. Nei giorni successivi l’associazione ha comunicato di accettare i nuovi termini economici della convenzione 2023, chiedendo piccole modifiche rispetto alle mansioni. Il 23 dicembre il cda ha però comunicato la decisione di cambiare gestione dei servizi museali. Tornando alla conferenza di ieri, alla domanda sul perché in dieci giorni il cda abbia cambiato opinione rispetto ai gestori, in prima battuta, non viene data nessuna risposta, se non «l’asterisco non c’entra niente».
Ma poi di asterisco – inevitabilmente – si riprende subito a parlare quando viene chiesto per quale motivo l’Associazione Crisalide, animata dalla consigliera comunale Carla Minacci (lista civica Vivarelli Sindaco) e dalla responsabile di Fratelli d’Italia per “famiglia e valori non trattabili”, Cristina Rampiconi, abbia visto il testo ancora non pubblicato della newsletter della Fondazione, imbattendoci sopra una polemica politica: «Non abbiamo idea di chi glielo abbia dato, non chiedetelo a noi», interviene il consigliere Angelo Mecacci.
Che poi aggiunge: «Di asterisco come cda abbiamo parlato solo in termini grammaticali, analizzando anche il segno dello Schwa», ritenendo «doverosa la richiesta di smentita» dell’utilizzo dell’asterisco. La stessa consigliera Paolini, peraltro, ha confermato l’interrogatorio dell’operatrice di Clan, Giada Breschi, «convocata in modo informale» e smentendo «l’esistenza di una registrazione dell’incontro». Sottolineando che «non è nostro compito affrontare questioni di genere perché siamo solo amministratori di una Fondazione che si occupa di cultura e non ci competono le diatribe di natura politica».
Ma imbarazzo è emerso anche nel momento in cui è stato chiesto conto del perché i direttori scientifici dei due musei, Mauro Papa e Andrea Sforzi – come hanno detto a Il Tirreno – non siano stati informati della volontà del consiglio di amministrazione di cambiare i gestori dei servizi museali; mentre il cda glissa sul chiarire perché non siano stati informati nemmeno il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, e l’assessore alla cultura Luca Agresti. A conclusione della conferenza il presidente Tombari ha ammesso che la decisione di avvicendare i gestori «è stata presa in tempi strettissimi, quando nel mese di dicembre abbiamo ricevuto nuove proposte sulla gestione dei servizi museali. Sicuramente potevamo partire prima e lo abbiamo fatto all’ultimo momento. E potevamo coinvolgere di più i direttori, però è andata così. Ma credo che la decisione sia ineccepibile, viste le referenze dei nuovi gestori».
Così come, all’ultimo tuffo, a fronte di una domanda sulla necessità di avere o meno più personale assunto in pianta organica, la consigliera Paolini ha sottolineato che «almeno da quando ci siamo noi su questo problema c’è consapevolezza, perché a oggi le risorse che abbiamo dal Comune sono insufficienti per avere personale assunto. Che sarebbe utile crescesse insieme alla struttura. Una scelta che auspichiamo venga fatta quanto prima e sia condivisa con il Comune», ha concluso sull’organico.
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