Il Tirreno

Grosseto

Il maxi progetto

Terme di Roselle, la “vittoria di Pirro”: dopo 14 anni la sentenza sul contenzioso

Maurizio Caldarelli

	Aprile 2005 si posa la condotta di prova per il grande progetto delle terme di Roselle che non sarà mai realizzato (foto bf)
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Aprile 2005 si posa la condotta di prova per il grande progetto delle terme di Roselle che non sarà mai realizzato (foto bf)

La società che avrebbe dovuto costruire il megapolo di Roselle chiamata a pagare 820mila euro al Comune. Ma intanto è fallita

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GROSSETO. Cala il sipario, o quasi, su una vicenda lunga due decenni e che ha segnato a suo modo la storia politica di Grosseto all’inizio del Terzo millennio: quella del grande polo termale che, per volontà dell’allora sindaco Alessandro Antichi, avrebbe dovuto sorgere a Roselle e che – dopo infinite traversie – i successori del centrosinistra decisero di abbandonare.

Si è chiuso definitivamente il contenzioso fra Comune di Grosseto e Società Rosellae Thermae spa (oggi srl), dopo la sentenza di fine 2022 della Corte di appello di Firenze che ha annullato il lodo arbitrale pronunciato il 15 marzo 2011. Una sentenza per la quale la società milanese dovrà restituire al Comune 823.118,45 euro, dei quali 670. 343,18 a titolo di capitale liquidato; 44.364,78 euro a titolo di interessi legali per il periodo dicembre 2012 ottobre 2022; 94.518,39 euro a titolo di rivalutazione monetaria per lo stesso periodo e 13.892,10 a titolo di spese per il consulente tecnico d’ufficio.

La somma – apparentemente un bel gruzzolo – è stata messa nel bilancio di previsione del 2022-2014, al capitolo 10700 “introiti e rimborsi diversi”. Anche se, come spiega l’assessora comunale al bilancio Simona Rusconi, sarà molto difficile poter contare su quei soldi protocollati dopo la sentenza: «È una vittoria di Pirro», sottolinea Simona Rusconi. «È vero infatti che la Corte d’appello ci ha dato ragione, ma difficilmente gli oltre 823mila euro entreranno davvero nelle nostre casse, perché la Rosellae Thermae è una srl in liquidazione. È per questo che abbiamo messo la voce tra i crediti di dubbia esigibilità e c’è una concreta possibilità di soccombenza al 100 per cento. La società milanese – prosegue l’assessora – richiedeva i soldi indietro per la mancata costruzione del parco termale di Roselle, ma ha sbagliato nell’accusare il Comune di Grosseto di non aver potuto realizzare il suo faraonico progetto. Noi abbiamo messo in bilancio una voce in maniera realistica e speriamo che dal fallimento ci sia qualche somma anche per noi».

La telenovela del contenzioso partì nel 2008, sindaco Emilio Bonifazi, con l’inizio del lodo arbitrale. Al collegio degli arbitri era stata chiesta la rescissione del contratto sia dalla Rosellae Thermae che dal Comune di Grosseto: ambedue i soggetti accusavano la controparte di non aver adempiuto agli obblighi contrattuali. La società lombarda chiedeva la condanna del Comune, al pagamento della somma di 11.468. 073,13 euro, comprensiva di spese sopportate, danni subiti e rivalutazione monetaria dal 10 settembra 2004, giorno in cui era stata firmata la convenzione con la giunta gAntichi, sulla base di un bando di project financing del 2000. Nel marzo 2011 il collegio arbitrale diede ragione al Comune di Grosseto, sostenendo che il comportamento del Rosellae Thermae era censurabile in quanto la stessa non solo non aveva prodotto il progetto definitivo (né quello esecutivo), ma neppure quello preliminare. Nella sentenza si condannava la società a pagare 500 mila euro al Comune. La Corte di Cassazione, nell’aprile 2014, annullò la sentenza del 2011 e s’è dovuto attendere altri otto anni per avere una sentenza definitiva. E un po’ beffarda, perché intanto i soldi non ci sono più. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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