Proteste
Dietrofront su Diaccia Botrona
Torna in discussione, a un passo dall’accordo, il futuro dell’area della Provincia. Decisiva la relazione richiesta da Gori (M5s): «Lo spazio deve rimanere pubblico»
GROSSETO. Lo scorso 24 novembre in Provincia avrebbe dovuto esserci una conferenza per ufficializzare l’accordo sulla vendita dei 950 ettari a ridosso della Diaccia Botrona. Duecento ettari di area umida protetta e 750 adiacenti a seminativo, compresi fra la strada del Pollino e quella del Padule, di proprietà dell’amministrazione provinciale. Acquirente la “Pioppa Srl-Società Agricola”: 80% di proprietà del Gruppo Farchioni e 20% di Bonifiche Ferraresi. Ma la conferenza è saltata.
Perché la decisione di vendere quei terreni, contestata a suo tempo da alcune associazioni ambientaliste e dal Movimento 5 Stelle, sta tornando in discussione. Artefice del ripensamento in corso è il consigliere comunale grossetano M5s Giacomo Gori, che nei mesi scorsi ha lavorato per stoppare il passaggio di proprietà. Usando come “cavallo di troia” una clausola a suo tempo inserita nell’avviso pubblico per individuare il potenziale acquirente dell’area che di fatto lasciava alla Provincia le mani libere nella fase di trattativa.
«Negli ultimi mesi l’amministrazione provinciale e il Comune di Castiglione della Pescaia – spiega Gori – ci hanno escluso senza coinvolgerci nelle decisioni. Nonostante l’accordo politico col Movimento, che prevedeva di non vendere i terreni pubblici di Diaccia Botrona e area contigua, fosse alla base dell’elezione del presidente Limatola. Di fatto, si è lasciato passare il messaggio che la vendita di quella porzione di territorio fosse ineluttabile, perché la procedura avviata da Vivarelli Colonna in veste di presidente della Provincia era arrivata a un punto di non ritorno. E optare per la revoca avrebbe comportato una richiesta danni da parte de La Pioppa, che sarebbe potuto arrivare a 14 milioni di euro. Con un danno erariale per l’ente e una responsabilità per i dirigenti». Ma Gori non ha mollato l’osso. E ha utilizzato questo lasso di tempo per approfondire la questione dal punto di vista giuridico. Investendone l’ex segretario generale del Comune di Grosseto, Luca Canessa, grazie a una normativa comunitaria che di fatto rimuove i confini amministrativi su questioni d’interesse generale, per chiedergli un parere in punta di diritto sulla possibilità o meno di rinunciare alla vendita dell’area. Informandone per correttezza il sindaco di Grosseto. «Ero convinto del fatto che l’ente potesse cambiare indirizzo senza incorrere in sanzioni – entra nel merito Gori – e avevo anche suggerito alla Provincia di chiedere un parere “pro veritate”, ma sono stato ignorato. Non avendo competenze giuridiche specifiche, quindi ho preferito rivolgermi a chi le aveva. E Canessa e gli altri dirigenti comunali interpellati mi hanno tutti confermato che, stante la formulazione dell’avviso pubblico, chi ha presentato l’offerta di acquisto non potrà chiedere il risarcimento di un “danno da lucro cessante”, ma tuttalpiù un “danno emergente per responsabilità pre-contrattuale”. Cosa che comunque sarebbe particolarmente difficile da ottenere in tribunale. Canessa, devo dire, è stato molto corretto e coerente col suo ruolo istituzionale».
A quel punto, il parere comunicato a Gori via pec dall’ex segretario generale di Grosseto ha cominciato a essere preso sul serio anche negli ambienti politici. «Personalmente – aggiunge Gori – in passato ho anche avuto un incontro con Limatola, che in quell’occasione si è comportato più da politico che da amministratore rispetto alle mie argomentazioni di merito. Tuttavia, non ho alcun interesse a esacerbare i rapporti con il centrosinistra, perché da persona che fa politica in modo responsabile capisco l’opportunità di ricucire. Su questa vicenda della Diaccia Botrona, peraltro, ci sono segnali incoraggianti, anche da parte della sindaca di Castiglione Elena Nappi. Spero non sia un fuoco fatuo e che ci sia la reale volontà di stoppare questa vendita per far rimanere quell’area un bene pubblico, coinvolgendo nella sua gestione la Fondazione Cappellino. Se così non fosse, mi vedrei costretto a chiedere a Limatola di essere coerente rispetto al patto sottoscritto col M5s prima della sua elezione, e quindi di dimettersi. Ma mi auguro di non doverlo fare, e che questo territorio abbia a inizio anno il regalo natalizio postumo del mantenimento della proprietà pubblica per quell’area della Diaccia Botrona a destra della provinciale del Pollino».
Gori spera di portare a casa il risultato: «Al mio primo intervento da consigliere comunale nel precedente mandato ottenni che la proprietà delle Farmacie comunali rimanesse pubblica (51% delle quote è del Comune, ndc) . Il mio secondo mandato potrebbe essere di buon auspicio per mantenere la Diaccia Botrona un bene comune», chiosa.
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