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Scalini di 7 centimetri e pietre schizzafango, tutti i guai della strada Vinzaglio

di Elisabetta Giorgi
Alcune grosse fessure in via Vinzaglio e lo stato dei lastroni davanti al Museo archeologico e d’arte della Maremma in piazza Baccarini
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Alcune grosse fessure in via Vinzaglio e lo stato dei lastroni davanti al Museo archeologico e d’arte della Maremma in piazza Baccarini

Pozze, crepe e lastre che si alzano come ponti mobili

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GROSSETO.  Le pietre, simili a ponti mobili, sono pronte a sollevarsi da un momento all’altro. Instabili e circondate da fessure alte anche 6-7 centimetri, qua e là rattoppate come opere patchwork.

Benvenuti in centro storico, dove lo stato della pavimentazione, pessimo in più punti, dà il benvenuto ai turisti. La pavimentazione del centro storico torna sotto i riflettori con l’approssimarsi delle feste natalizie, grazie alle segnalazioni di lettori del Tirreno che raccontano d’aver «schivato solo per poco brutte cadute. Ma per quanto». E dove?

Siamo in via Vinzaglio, centralissima strada che affianca i musei. In teoria una via della bellezza, nella pratica no. Anzi, vista in controluce, questa zona “aulica” del centro storico in cui sono concentrati tanti tesori cittadini è tutt’altro che un inno allo splendore.

Percorrendo la strada fin dall’inizio, alla meraviglia della collezione Luzzetti, ospitata nel Polo delle clarisse, fa da contraltare lo stato ammalorato della pietra serena, poco prima del suo ingresso. Via Vinzaglio è in più parti un mezzo disastro, documentato nei pertugi più intimi dall’Agenzia Bf fin dalla chiesa dei Bigi di fronte al Museo archeologico e d’arte della Maremma, proseguendo davanti al Polo Le Clarisse e al MuseoLab, e arrivando a una nota agenzia di viaggi e a un ristorante. Nel tragitto, la macchina fotografica si abbassa fin a livello del selciato per catturare meglio la profondità degli avvallamenti o la profondità delle fessure che in alcuni punti – dice un avventore – «è anche di 7 centimetri», misurati. Un dislivello importante. «Qui è da morte proprio», ci scherza un passante.

Si parte già male (si diceva) nel tratto che affianca piazza Baccarini dov’è il Museo archeologico, con le prime buche e le prime pietre smosse. In prossimità dell’incrocio è facile trovare diversi lastroni “ballerini”. Se ci abbassiamo verso le pietre, è facile tirarle su con le mani, anche solo da un lato. Di questi “ponti mobili” la strada è piena.

«Te ne in accorgi ogni momento della giornata – dice un commerciante – al passaggio delle macchine» quando al tipico rumore che fa la pietra instabile che si solleva e rimbalza su stessa «si accompagna uno schizzo di fango» che arriva da sotto.

Ogni giorno, in ogni momento, i “ponti levatoi” di via Vinzaglio restituiscono sensazioni di precarietà. Le pietre smosse sono l’incognita numero uno dei pedoni che rischiano di inciampare. E sono la base instabile delle macchine che, a ogni passaggio, sparano fango addosso ai muri delle Clarisse.

Davanti all’agenzia di viaggio c’è una grata di scolo, «che è più alta di livello (indica un frequentatore del centro) rispetto al livello circostante. Quando piove l’acqua fuoriesce spesso, “scende” verso il negozio, rimpozza in strada e quando passano le macchine “schizza” ovunque». Lo stato è ammalorato anche all’altezza del civico 19, dove sorgono studi professionali.

Benvenuti nella via della bellezza. Il Comune ha in programma interventi?L’ente risponde così. « Ci sono lavori che vedranno interessate via Garibaldi, piazza Martiri d'Istia, e via Colombo come primo stralcio del progetto piazza Pacciardi Pinqua. Ma questo nel 2023 come da cronoprogramma. Via Vinzaglio e Piazzetta Dominici hanno avuto qualche intervento di stuccatura e stabilizzazione dei blocchi quest’anno».

 

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