Il Tirreno

Grosseto

La fiera mai nata

Caso Diaccio. Respinto dal Tar l’ultimo ricorso del consorzio

di Michele Nannini
La zona in questione si trova al di là della vecchia Aurelia, a est del bivio Rondelli
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La zona in questione si trova al di là della vecchia Aurelia, a est del bivio Rondelli

I proprietari dei terreni chiedevano 10 milioni di risarcimento

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FOLLONICA. Nel 2016 il consorzio "Il Diaccio", che riunisce i proprietari dei terreni situati nella zona omonima al di là della vecchia Aurelia a est del bivio Rondelli, aveva presentato un ricorso al Tar per il risarcimento dei danni derivanti dall’omesso esercizio dell’attività amministrativa da parte del Comune di Follonica e, in particolare, dall’archiviazione di una pratica edilizia risalente al 2002 chiedendo un risarcimento di quasi 10 milioni di euro. Ora i giudici amministrativi fiorentini si sono espressi respingendo il ricorso dopo averlo ritenuto infondato.Si chiude così una vertenza iniziata con la variante al piano regolatore generale del 1991 approvata in consiglio comunale a luglio del 2000; l’atto modificava la destinazione dell’area del Diaccio da zona per fiere e mercati a centro fieristico direzionale con i proprietari che presentarono un piano di lottizzazione per realizzare una struttura di 80mila metri e 24mila metri cubi, richiesta non accolta dal Comune in quanto gli aderenti del consorzio non rappresentavano il 75 per cento della lottizzazione.Nel 2004 l’adozione del piano strutturale sospese la procedura in attesa della documentazione che confermasse la conformità del piano alle previsioni dello stesso strumento urbanistico.

Due anni dopo il Comune dispose l’archiviazione della pratica in quanto il consorzio non aveva prodotto i documenti richiesti.Parallelamente è continuato l’iter del regolamento urbanistico con la discussione delle numerose varianti presentate, alcune delle quali anche dal consorzio Il Diaccio ma accolte solo parzialmente e che hanno portato lo stesso consorzio a un primo ricorso che confermò la legittimità del regolamento poi definitivamente approvato ma annullò l’archiviazione della pratica. Si arriva quindi all’ultimo ricorso, quello respinto e relativo all’archiviazione delle previsioni regolamentari sull’area, decadute il 13 luglio 2016 non essendo state attuate entro 5 anni dalla pubblicazione sul Bur. Secondo il consorzio il Comune avrebbe violato le norme di legge e i principi di correttezza cui deve essere improntata l’azione amministrativa evidenziando anche la mancanza di termini perentori per effettuare le integrazioni richieste e non comunicando l’archiviazione della pratica, precludendo ogni possibile intervento edificatorio e chiedendo infine un risarcimento di 9 milioni e 200 mila euro per i costi sostenuti e come lucro cessante.Secondo i giudici amministrativi la domanda risarcitoria non può essere accolta in quanto non è stata fornita la prova che il bene non più conseguibile sarebbe sicuramente entrato nel patrimonio del ricorrente.

L’approvazione del piano di lottizzazione è considerato un atto discrezionale in tutti i suoi passaggi. Inoltre il consorzio non ha mai fatto seguire un riscontro alla nota con cui, nel 2015, venivano chieste integrazioni da parte del Comune escludendo così la pretesa risarcitoria.Non è stato infine dimostrato che, in assenza dell’originaria sospensione della pratica, il piano attuativo sarebbe stato approvato con certezza. Il consorzio è stato infine condannato a risarcire 3.000 euro di spese al Comune di Follonica.© RIPRODUZIONE RISERVATA

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