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Grosseto, dieci famiglie senza riscaldamento: impianto piombato per morosità
Una coppia di anziani esasperata racconta: «Per colpa di alcuni che non pagano, siamo costretti tutti a patire il freddo»
GROSSETO. Da alcune settimane dieci famiglie di un condominio nella zona del tribunale sono costrette a riscaldarsi con le stufette elettriche o a gas, in quanto la vecchia compagnia di fornitura del metano si è vista costretta a piombare l’impianto centralizzato del riscaldamento a causa di alcune fatture non pagate. La morosità, che è andata avanti per anni, ha portato debiti con cifre importanti; il vecchio amministratore fece anche alcune ingiunzioni di pagamento, con pochi risultati. Dal primo gennaio 2022 il condominio - composto da 21 famiglie (di cui undici con il riscaldamento autonomo) - è passato nelle mani dello studio di Maurizio Chielli, che sta cercando di venire a capo della morosità e che ultimamente, dopo la piombatura all’impianto, è alla ricerca di un nuovo fornitore del metano. «La situazione, al di là del caso specifico, - spiega Maurizio Chielli - è difficile: le compagnie malvolentieri prendono i condomini come clienti, a causa dell’incertezza sui prezzi».
Chielli, durante questi mesi di gestione, si è trovato ad affrontare diversi problemi. «Per risanare il debito con l’ultimo fornitore - prosegue - abbiamo concordato cinque grosse rate, con importi superiori ai 3mila euro. Le prime due sono state rispettate, la terza l’ho pagata di tasca mia. Le altre due bollette sono state saldate e nella prima settimana di novembre, nei giorni in cui è arrivata l’ordinanza di accensione del riscaldamento da parte del Comune e ho mandato il responsabile a riattivare la centrale termica, ma ha trovato la piombatura. E dopo averci detto che le rate erano state liquidate in ritardo, e che c’era la sospensione amministrativa, l’azienda fornitrice ha invitato il condominio a cercare un nuovo fornitore». Maurizio Chielli si è così messo alla ricerca di una compagnia: «Ho parlato con alcune aziende, che dopo aver sentito che la richiesta era partita da un condominio che si era "macchiato" di alta morosità, hanno fatto marcia indietro e non hanno dato la loro disponibilità ad averci come clienti». Tre settimane fa la situazione sembrava quasi risolta: «Eni si è detta disponibile a sottoscrivere un nuovo contratto - prosegue l’amministratore - ma dal 22 novembre, nonostante solleciti ed e-mail, non sono riuscito ad avere la proposta e i condomini si riscaldano come possono. Avrei anche i soldi per pagare le prime spese, ma non c’è modo di firmare il nuovo impegno».
«Io e mia moglie abbiamo 85 anni - dice Adriano Agostini -. Non è più possibile andare avanti. Ho anche una fibrosi polmonare, una patologia per la quale occorre stare al caldo, per cui spesso mi tocca infilarmi dentro al letto. Noi paghiamo regolarmente i 150 euro al mese richiesti e dovrebbero cominciare a farlo anche quelli che ci hanno messo in questa situazione». Oggi è prevista anche un’assemblea e l’argomento "riscalderà" gli animi. «C’è un altro problema - fa presente Chielli - la centrale termica è obsoleta e strutturata per 22 persone, mentre adesso lavora per dieci, aumentando in maniera notevole i costi. Bisognerebbe mettere mano alla tasca e metterne una nuova per le dieci persone che attualmente hanno il riscaldamento centralizzato».
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