Il Tirreno

Grosseto

Castell’Azzara

Amiata, esalazioni di acido dal sottosuolo: trovati morti 2 cani e 6 cinghiali

di Matteo Scardigli
Amiata, esalazioni di acido dal sottosuolo: trovati morti 2 cani e 6 cinghiali

Accesso vietato intorno all’ex miniera del Morone. Monitoraggio Arpat per definire i livelli di eventuale esposizione a lungo termine per gli abitanti

3 MINUTI DI LETTURA





Ad agosto fu il Fosso delle Puzzole, a settembre il Fosso della Carminata; che ieri è tornato alla ribalta.

Il nemico silenzioso della zona di Selvena è sempre lo stesso: acido solfidrico (o idrogeno solforato, o ancora sulfuro di idrogeno) che esala dal terreno, interessato nei decenni dalle attività minerarie, pericoloso per gli animali e per l’uomo, altamente infiammabile.

Ma questa volta ci sono state delle vittime: due cani di proprietà di alcuni cacciatori che si erano spinti nella zona, ritrovati due giorni fa, e sei cinghiali.

Il Comune, retto dal commissario prefettizio Michele Bray, lotta contro il fenomeno a colpi di ordinanze. Le zone segnalate sono state progressivamente interdette dai vigili del fuoco per concentrazioni tossiche fino a 85 ppm (parti per milione).

Bray ha quindi ha incaricato Arpat di effettuare monitoraggi.

L’agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana fa già sapere che «si tratta di emissione naturale di fluido geotermico presente in loco. L’area è stata già stata oggetto di un sopralluogo da parte di Arpat e la strumentazione portatile non ha rilevato concentrazioni pericolose per la popolazione».

«Siamo in procinto di effettuare una campagna di monitoraggio in continuo per almeno tre mesi – annuncia l’agenzia – previo incarico da parte del Comune, per definire i livelli di “eventuale esposizione” a lungo termine per gli abitanti del luogo».

Per quanto riguarda le cause di morte degli animali, Arpat conclude infine che «saranno necessari approfondimenti da parte delle autorità sanitarie».

Il fenomeno delle esalazioni è ben noto in tutta la zona mineraria, ed è certamente conosciuto ai residenti di Castell’Azzara. È – tuttavia – forse meno conosciuto al di fuori dai confini comunali, e Roberto Barocci (Forum ambientalista) spiega perché.

«Le esalazioni hanno un’origine naturale, ma nei decenni sono state favorite dagli scavi; è stato certificato dal Tribunale, negli anni Novanta, a fronte di inquinamenti dei corsi d’acqua», ricorda Barocci, sottolineando che «là dove il fronte dei minatori si era consolidato, insieme ai residenti, per chiedere all’azienda di effettuare le bonifiche, la vicenda ha fatto storia; ma a Castell’Azzara questo non è avvenuto».

Ieri Bray ha quindi emesso una nuova ordinanza, la terza, che stabilisce «l’interdizione e il totale divieto di accesso a persone e/o animali, all’area in prossimità della ex Miniera del Morone».

Il compito del commissario prefettizio, tuttavia, sempre secondo il referente del Forum potrebbe essere semplificato (prevenire è meglio che curare, diceva la pubblicità).

«Il Corpo delle miniere prevedeva che, lungo i tunnel, fossero realizzati dei camini per aspirare proprio queste esalazioni», ricorda ancora Barocci, che infine conclude: «Una mappa dei camini, miniera per miniera, sicuramente esisteva. Oggi la competenza è passata in mano alla Regione Toscana».




 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web