Il Tirreno

Grosseto

Il racconto

Da mamma teenager a dottoressa, il sogno di Antonietta si avvera: si laurea in infermieristica con 110

di Nicole Terribile
Da mamma teenager a dottoressa, il sogno di Antonietta si avvera: si laurea in infermieristica con 110

Grosseto, madre a 16 anni, si fece una promessa: «Non volevo smettere di studiare». E sulla figlia Eva: «È cresciuta vedendomi sui libri, devo dire grazie a famiglia e amici»

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GROSSETO. «Quando io ero in ospedale a stringere la mano della nonna di qualcun altro, mia mamma stringeva la mano della mia bambina a casa». Antonietta Costanzo è una dei dieci neolaureati in infermieristica che hanno studiato al polo universitario grossetano. Ma la sua storia è un po’ diversa da quella dei suoi coetanei: la 22enne, infatti, è una mamma. Ha una bambina di sei anni, ed è comunque riuscita a laurearsi, con 110, peraltro. L’università – è bene ricordarlo – non è una gara: ogni studente ha i suoi tempi, le sue problematiche o difficoltà da affrontare. È vero, ma è anche giusto portare esempi meritevoli, per dare una speranza alle persone. Quello di Costanzo vuole essere un esempio per tutte le donne, un incoraggiamento a non abbandonare i propri sogni nel momento in cui si diventa madri. Tutte, infatti, dovrebbero essere libere di scegliere cosa fare nella propria vita, se essere madri lavoratrici o se fare le mamme a tempo pieno, anche a seconda del supporto che si può avere da famiglia e amici. Il percorso di Costanzo, comunque, non è stato semplice.

«Mi ero fissata un obiettivo – dice – e l’ho raggiunto. Quando sono rimasta incinta avevo 15 anni, ero alle superiori. Decisi di portare avanti la gravidanza, ma a una condizione: non volevo smettere di studiare. Mi è sempre piaciuto farlo, e dover smettere era una delle mie paure più grandi». Per fortuna, ha potuto contare sul supporto della sua famiglia. «Il supporto dei miei genitori è stato fondamentale – così come quello dei nonni paterni. La bambina, quando aveva ancora pochi mesi, stava con loro e me la portavano a scuola per allattarla». Una volta preso il diploma, per Costanzo è arrivato il momento di scegliere. «Ero sicura di volermi laureare, anche se non sapevo ancora bene in cosa. Mi è sempre piaciuto il mondo della medicina e sapevo che volevo aiutare gli altri, in qualche modo. Ma per me, con una bimba piccola, era impossibile allontanarmi da Grosseto. Mio fratello maggiore, Ivan, si è laureato in infermieristica e ho deciso di provare anche io». E così si è iscritta al corso di infermieristica all’Università di Siena, nella sede distaccata del Polo universitario grossetano. «All’inizio ero tentennante – racconta – non sapevo come avrei potuto reagire alla vista del sangue o di determinate cose. Quando ho iniziato il tirocinio, però, mi sono innamorata profondamente di questo mestiere».

Una grande passione che però ha comportato sacrifici. «La cosa più difficile non sono state le ore interminabili di studio, affrontare gli esami o il tirocinio. La parte più difficile è stata dover stare lontana da Eva durante le centinaia di ore di tirocinio. Per fortuna, mi hanno dato tutti una mano. Persino le mie amiche a volte andavano a prenderla a scuola». Gestire lo studio non è stato poi così difficile. «Eva è cresciuta vedendomi sui libri. Per lei, quando mi chiudevo in camera a studiare era come se andassi a lavorare. Ho cercato di finire l’università il prima possibile – continua – così da trovare lavoro il prima possibile. Fino a oggi ho fatto la stagione come cameriera e barista».

La tesi che le ha permesso di conseguire la laurea è intitolata: “Depressione post parto: quando non è solo tristezza ma l’illusoria paura di non essere all’altezza” e tratta, appunto, di quei sintomi depressivi che colpiscono le neo mamme. Sintomi di cui, spesso, non si parla abbastanza. Adesso, Costanzo sta cercando lavoro. Ma si ripromette di non restare troppo lontana dal mondo degli studi. «Non penso smetterò mai di studiare, mi piace molto. Una volta trovato lavoro, penso mi iscriverò anche al master in infermieristica».


 

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