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Montemarano, la frazione che rinasce con le veglie di comunità grazie all’idea dell’emigrato

di Ivana Agostini
La recente  gita “storica” di una  delegazione  di 26 residenti  della frazione a Montorgiali (foto da Facebook)
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La recente gita “storica” di una delegazione di 26 residenti della frazione a Montorgiali (foto da Facebook)

L’idea di Francesco Raco che reinventa la tradizione dopo aver vissuto per anni in Autralia

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MANCIANO. A Montemerano è nata una nuova “Famiglia” che vuole recuperare e valorizzare la memoria collettiva e migliorare la vita degli anziani.

Da pochi mesi Francesco Raco, 80 anni, è rientrato nel borgo mancianese dopo aver vissuto per anni in Australia. «Mi sono diplomato geometra – racconta Raco a Il Tirreno – ma poi ho fatto una scelta alternativa. Ero arrivato a Montemerano nel 1972, dopo alcuni lavoretti precari ho fatto il noleggiatore, autista di scuola bus, guida turistica, falegname, restauratore di appartamenti. Nel ’92 sono andato in Australia dove ho lavorato per due anni con Inca Cgil poi dal 1993 al 2005 in una radio in lingua italiana con un programma quotidiano di storia e storie. Sono tornato in Italia dal 2007».

Raco ama profondamente la frazione mancianese. «Da sempre – dice – credo che Montemerano sia una realtà dalle dimensioni ideali per attuarvi progetti di democrazia diretta e attività di mutuo soccorso. Quindi erano anni che avevo in mente di cominciare ad attuare qualcosa del genere. Ma la mia situazione familiare di pendolare tra Australia e Montemerano me lo ha sempre impedito. Ora dopo essere rientrato definitivamente in paese ho pensato che questa era la stagione giusta per gettare le basi per una attività aggregante, piacevole e solidale».

«E così – aggiunge – grazie a Facebook ho creato il gruppo “Famiglia Montemerano” con l’idea di recuperare e valorizzare la memoria collettiva ma ancora di più di fornire momenti di serenità, divertimento e stimolo agli anziani sempre più numerosi e sempre più isolati».

L’idea espressa timidamente in alcuni post ha suscitato un inaspettato e vibrante entusiasmo da parte di molti paesani, soprattutto donne di mezza età che spontaneamente lo hanno sollecitato a passare dal virtuale al reale. È nata così l’idea di riproporre le veglie. Non in famiglia ma di comunità.

Sin dalla prima veglia c’è stata una grande partecipazione condita da un pizzico di nostalgia. «Contemporaneamente alla mia iniziativa – aggiunge Raco – un gruppo di giovani paesani aveva iniziato un progetto riguardante tutto il territorio circostante che ha come missione quella di difendere, valorizzare e divulgare la nostra storia attraverso una vera e propria rete di attività interdisciplinari. È evidente che le veglie si inserivano perfettamente sotto questo ombrello. Per il futuro mi aspetto di allargare le veglie inserendoci attività che coinvolgano anche i nostri amici e amiche che si trovano nelle case di riposo o in ospedale, non dico usando internet ma semplicemente scrivendo loro un bigliettino accompagnato da un pensierino e portarglielo o farglielo avere tramite un famigliare».

Per il momento alle veglie partecipano circa una trentina di persone. «Ci sono sempre dei paesani che portano bevande, dolci, bruschette e biscotti, quindi si conclude sempre a tarallucci e vino. Siamo anche molto fortunati ad avere un locale perfetto. Il vecchio asilo e anche monumento ai caduti della prima guerra mondiale, attuale sede della Biblioteca di Storia dell’Arte che oltre a fornire il locale gestisce l’intero progetto», conclude Raco.


 

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