Il Tirreno

Grosseto

L’indagine

Ascensore precipitato: la procura chiesta l’archiviazione

di Pierluigi Sposato
Ascensore precipitato: la procura chiesta l’archiviazione

Rimasero ferite una donna e sua figlia, mentre il figlio non ebbe lesioni

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GROSSETO. Il pm Giovanni De Marco ha chiesto al giudice delle indagini preliminari l’archiviazione per tutti e undici gli indagati in relazione all’ascensore precipitato il 27 aprile 2021 in uno stabile di via Senegal. Quel pomeriggio, una donna e sua figlia rimasero ferite mentre il figlio di quest’ultima, forse perché protetto dal passeggino, non subì alcuna lesione. La cabina era caduta per due piani, schiantandosi a fine corsa nel piano interrato.

Il sostituto procuratore ritiene che, in merito alla responsabilità soggettiva, «tale attribuzione è evidentemente non possibile, attese da un lato le conclusioni delle indagini tecniche effettuate e dall’altro le fisiologiche limitazioni investigative date dai reati provvisoriamente contestati». Le due relazioni – quella dell’ingegner Riccardo Del Corso incaricato dalla Procura e quella del professor Antonio Culla incaricato in sede di incidente probatorio – non hanno potuto portare a una conclusione meritevole di approfondimento processuale. La rottura dei filetti del pignone del motoriduttore e il mancato funzionamento del paracadute sono le due cause individuate al termine degli accertamenti tecnici, conclusioni più o meno sovrapponibili anche se con aspetti in parte diversi. Manca però il nesso causale e soggettivo. In questa sede, argomenta il pm, non è «possibile ricollegare le due cause del crollo a un’azione od omissione razionalmente credibile nella sua imputazione soggettiva a uno o più degli odierni indagati. Con ciò non ci si spinge al dire che tale collegamento non vi sia, ma che per fisiologici limiti dell’ordinamento penale in generale e di questo singolo procedimento in particolare non sia stato possibile determinarlo, residuando come dati certi il crollo della piattaforma e l’assenza di qualsivoglia contributo causale delle persone offese coinvolte».

Gli indagati rispondono al nome dei proprietari del palazzo Filomena Montenigro e Claudio Conte, di Luca Ronca amministratore del condominio, di Luca Tognoni legale rappresentante della società di manutenzione, di Giuseppe Lupo amministratore delegato della società costruttrice, di Elena Fedeli, Fabio Lepori e Giampiero Esposito responsabili di Omnia che svolge le verifiche, di Manuel Lepri, tecnico che aveva effettuato l’ultimo intervento di manutenzione, nonché di Gianni Passeri e di Marco Marchetti entrati in un secondo momento nell’inchiesta. Per tutti l’ipotesi di reato è quella di lesioni colpose, in relazione al crollo.

La richiesta di archiviazione è adesso all’esame delle parti. I legali delle parti offese, gli avvocati Alessandro Ragazzini Fuligni e Stefano Antonelli, preannunciano che si opporranno alla richiesta e solleciteranno il giudice a far compiere altri accertamenti. Gli indagati sono assistiti dagli avvocati Massimiliano Arcioni, Riccardo Vaselli, Romano Lombardi, Sabrina Cavezzini, Lorenzo Baseggio, Andrea Puccio, Francesca Cima e Giacomo De Cesaris.




 

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