Il Tirreno

Grosseto

L’iniziativa

Le carcasse degli animali predati diventeranno cibo per lupi e ibridi

di Massimiliano Frascino
Le carcasse degli animali predati diventeranno cibo per lupi e ibridi

Destinazione Parco faunistico, dove sono ospitati sei esemplari tutti sterilizzati. La Regione ci mette 36mila euro, altri 4mila sono a carico dell’Unione dei Comuni

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GROSSETO. Lupus in fabula. Con le carcasse di ovicaprini e bovini vittime di predazione nella “dispensa” dei lupi. La chiamano economia circolare, ma di fatto è un ritorno al ciclo della natura. La favola è quella di lupi e ibridi che in quanto specie protette hanno salvato la pelle scampando l’ira dei pastori ai quali avevano decimato le greggi, i quali andranno in pensione sul Monte Labro, all’interno del Parco faunistico dell’Amiata. La dispensa è quella costituita dalle carcasse degli animali da reddito (pecore, capre, bovini) che i colleghi a piede libero dei lupi in pensione hanno predato negli allevamenti di Maremma e Amiata.

Il vantaggio acquisito è doppio: si risparmiano agli allevatori le ingenti spese di smaltimento delle carcasse degli animali predati, vissute come un danno che si aggiunge alla beffa. Non si spendono soldi per acquistare carne da ammannire ai famelici lupi che frequentano il buen retiro del Monte Labro. Si fanno contente le associazioni animaliste e ambientaliste che difendono strenuamente la legislazione europea di tutela di lupi e ibridi. Si lenisce il dolore degli allevatori ostaggio della decimazione delle greggi da parte dei lupi, che tanto vorrebbero fossero tutti mandati al confino nel Parco faunistico dell’Amiata.

A trovare la quadratura del cerchio è stata la Regione Toscana, che con una delibera di giunta vergata dall’assessora regionale all’agricoltura Stefania Saccardi ha messo a punto un progetto ispirato all’economia circolare – in questo caso l’utilizzo di animali morti come nutrimento per quelli vivi – che coinvolge il Parco faunistico dell’Amiata e l’Unione dei comuni montani dell’Amiata Grossetana. Attingendo a risorse previste dal “progetto regionale n° 8 della Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza regionale 2022. Che persegue, tra gli altri, «l’obiettivo di potenziare la competitività del sistema agricolo, agroalimentare e forestale anche in un’ottica sostenibile». Il tutto per la modica cifra di 40mila euro, 36mila dei quali a carico della Regione, e 4mila accollati dall’Unione dei comuni montani. Il dettaglio del progetto è contenuto in uno specifico “accordo di collaborazione” fra i tre soggetti coinvolti, per coordinare le attività dei quali sarà addirittura costituito un tavolo di concertazione. La Regione Toscana, da parte sua, sottolinea come «anche lo smaltimento delle carcasse può diventare un modello virtuoso di riciclo».

Venendo incontro agli allevatori alle prese con il problema annoso di come smaltire le carcasse degli animali morti predati, «le carcasse, previo il controllo Asl, potranno essere ritirate dagli allevamenti dove si trovano e portate al parco faunistico del Monte Amiata dove diventeranno cibo per i lupi e gli ibridi che qua sono racchiusi in recinti impermeabili di 9 ettari». L’area protetta ospita al momento 5 ibridi e un lupo, tutti sterilizzati. «Gli ibridi derivano da un progetto Life e il lupo è stato invece recuperato in natura infestato da endoparassiti. Adesso non è più liberabile in quanto non si trova più nelle condizioni di procacciarsi il cibo da solo». Esemplari in cattività oggetto di interesse dell’Università La Sapienza di Roma per un progetto europeo in partnership con la Germania. Gli studiosi, infatti, tramite campioni di sangue associati a microchip e foto che mostrano le evidenze fenotipiche, potranno studiare il genoma completo dell’ibrido grazie a tecniche innovative.

«Da tempo ci chiedevamo come poter dare un aiuto agli allevatori che, tra i tanti problemi, devono anche affrontare la questione dello smaltimento carcasse, costoso e complicato – ha detto la vicepresidente Saccardi – Grazie invece a questa soluzione possiamo dire di aver dato vita a un modello di riciclo verde, che non inquina con combustioni, che non produce costi e dà una giusta dimensione e una valorizzazione a quello che viene considerato un rifiuto ultimo».


 

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