Lutto
Estorsione e usura: «Condannateli»: chiesti nove, sette e oltre due anni – nomi
Vittima una coppia che per disperazione aveva anche rapinato una tabaccheria
GROSSETO. I due imputati si sarebbero fatti versare 300 euro quale prima tranche di una somma complessiva di 10mila euro, che la coppia avrebbe dovuto pagare a rate, ai primi di ogni mese.
Pesanti richieste di condanna da parte della pm Valeria Lazzarini al termine del processo per estorsione ma anche usura che vede sotto accusa tre imputati: Federico Gianluca Moi, 37 anni (estorsione e usura), Alessio Meschinelli, 44 anni (idem), Ciro Cuomo, 39 anni (usura). Fatti risalenti a otto anni per fa, per i quali il pm ha chiesto al collegio del Tribunale oltre 9 anni per Moi, difeso dall’avvocata Gasperini, sette anni e tre mesi per Meschinelli, assistito dall’avvocato Riccardo Lottini, due anni e otto mesi per Cuomo, difeso dall’avvocato Marco Fanti.
L’estorsione contestata a Moi e Meschinelli riguarda minacce anche di morte rivolte a una coppia: l’uomo sarebbe stato colpito con uno schiaffo al volto, la moglie sarebbe stata minacciata che l’avrebbero fatta prostituire e a lei sarebbe stata fatta toccare una pistola detenuta illegalmente. Sullo sfondo di tutto c’è la rapina a una tabaccheria commessa per disperazione dalla coppia, un colpo del luglio 2014, alle 8 del mattino, con un bottino da 180 euro. Una rapina che sarebbe stata commessa perché marito e moglie, all’epoca 36 e 33 anni, sarebbero stati tenuti sotto scacco da un gruppo di malviventi. La squadra mobile li aveva rintracciati subito dopo il colpo e agli agenti i due rapinatori avevano raccontato quello che stava capitando loro. Per sfamare se stessi e i figli, la coppia senza lavoro si sarebbe convinta ad accettare un prestito da cento euro: un prestito la cui restituzione era diventata un incubo. I due imputati si sarebbero fatti versare 300 euro quale prima tranche di una somma complessiva di 10mila euro, che la coppia avrebbe dovuto pagare a rate, ai primi di ogni mese. Queste somme sarebbero state oggetto di un prestito di denaro a interessi usurari o comunque sproporzionati rispetto alla prestazione fornita, secondo l’imputazione: quando nell’estate 2014 all’uomo erano stati consegnati 100 euro, una volta restituita la somma gli imputati avrebbero prelevato dall’appartamento dei coniugi un televisore a colori da 42 pollici del valore di 499 euro. E quindi avrebbero preteso la restituzione di seimila euro prima e di diecimila euro dopo a copertura del debito. Un comportamento che sarebbe andato avanti fino all’ottobre 2014. Un comportamento pienamente provato, ha detto la pm, che ha ricostruito nella requisitoria tutti gli aspetti emersi nel corso del procedimento, intercettazioni telefoniche comprese.
Tra il giugno e il luglio 2014 sarebbe avvenuta la presunta usura commessa da Cuomo: questi avrebbe consegnato all’uomo 300 euro, ne aveva ottenuto la restituzione ma avrebbe preteso la consegna di uno scooter Piaggio Liberty a garanzia e poi di 200 euro a saldo del capitale e infine di ulteriori 400 euro consegnati nel mese di luglio. Anche in questo caso con interessi usurari o comunque sproporzionati; anche in questo caso la pm ha chiesto l’affermazione della responsabilità dell’imputato.
Non ci sono parti civili, la coppia aveva patteggiato all’epoca la pena per la rapina. Il collegio (Adolfo Di Zenzo presidente, Laura Previti e Ludovica Monachesi) ha aggiornato l’udienza a febbraio per le arringhe difensive.
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