Sicurezza
Tutta la vita per la maratona: il follonichese che a 58 anni ne ha corse 62 e non vuole fermarsi
Allenamenti continui e passione, questa la spinta: «Non mi pongo limiti, mi diverto e ho ancora l’entusiasmo di un ragazzino»
Follonica Una vita passata sulle strade di tutto il mondo per realizzare il sogno di correre quella che a pieno titolo è considerata la regina dell’atletica leggera: la maratona.
Claudio Guccini, di origine emiliana ma nato a Follonica, di maratone ne ha corse ben 62 e oggi all’età di 58 anni non ha nessuna intenzione di dire basta e si sta preparando per la sua nuova impresa, in programma a Firenze il prossimo 27 novembre.
«La corsa è sempre stata la mia grande passione fin da quando ero bambino – racconta – correre mi faceva stare bene e mi dava un grande senso di libertà. Ho iniziato dalla pista, con i 400 metri piani, ma è stata la vittoria di Gelindo Bordin alle olimpiadi di Seul nel 1988 che ha fatto scattare in me la molla per poi iniziare a correre questa distanza. Quel giorno ho capito che quella sarebbe stata la mia strada e che Bordin sarebbe diventato un punto di riferimento fondamentale nella mia carriera. La prima maratona l’ho disputata a Carpi nel 1989 anche se non sono riuscito a concluderla, infatti al trentasettesimo chilometro andai in crisi di fame, non avevo esperienza, provai a continuare con tutto l’entusiasmo che mi era rimasto, ma non avevo fatto una preparazione adeguata, non riuscivo più ad andare avanti. Mi feci accompagnare vicino a piazza dei Martiri, volevo fortemente quel premio di partecipazione, scavalcai le transenne e tagliai il traguardo. Quella maratona ovviamente non l’ho mai considerata conclusa, ma è stato per me un primo importantissimo passo verso quelle successive».
Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e Claudio Guccini ha iniziato a “vivere” la maratona in maniera diversa, con serietà, impegno e consapevolezza nei propri mezzi, dividendosi fra lavoro e sport con allenamenti continui, perché da quel giorno i 42 chilometri e195 metri non lo avrebbero più lasciato e sarebbero diventati i suoi più fedeli compagni di vita.
«La mia prima maratona vera l’ho corsa il 24 ottobre del 1992 sempre a Carpi – prosegue – dove questa volta, a differenza del mio esordio, mi presentai in condizioni fisiche ottimali. Conclusi con un tempo significativo sotto le tre ore, un sogno, davvero una bella prestazione dopo un grande e duro lavoro».
Da lì a due anni arriva anche il record personale: «A Torino nel 1994 ottenni poi il mio miglior risultato di sempre con il record di 2 ore, 46 minuti e 42 secondi. Fu una gara difficile, ritmo alto e tanta concorrenza, ma stavo bene e il risultato alla fine arrivò».
Sessantadue maratone corse, l’ultima poche settimane fa a Chicago. Molte le città toccate nella sua lunga carriera fra cui Madrid, Rotterdam, Amburgo, Monaco di Baviera, Lisbona, Berlino, Roma, Milano e poi Boston e Chicago. Un tour incredibile che ha visto il maratoneta maremmano affrontare con grande determinazione.
All’appello manca la maratona di New York che Claudio Guccini non ha mai disputato.
«Ho avuto la fortuna di girare il mondo, la maratona di New York è sicuramente la più famosa e quella che ti dà più visibilità – sottolinea ancora – non l’ho mai fatta e questo mi dispiace molto ma c’è ancora tempo. Ci sono altre maratone come quella di Boston o Madrid altrettanto competitive e bellissime da affrontare. Ho ricordi straordinari di tutte quelle a cui ho partecipato, ma Carpi mi ha lasciato qualcosa in più rispetto alle altre perché è stata la prima. Boston, altra esperienza fantastica, ma anche Venezia, Roma e Milano mi hanno fatto crescere e maturare».
Affrontare una distanza di 42 chilometri e 195 metri non è certo uno scherzo, i momenti di difficoltà sono sempre dietro l’angolo e questo può succedere anche ai campioni più celebrati.
«Per quella che è stata la mia esperienza mantenere un rendimento costante per tutta la durata della gara è quasi impossibile – sottolinea ancora – il momento più duro generalmente è a due terzi del percorso, grossomodo intorno al trentesimo chilometro, quella è la fase più delicata di tutta la corsa e va gestita con grande attenzione. Per quanto mi riguarda posso dire di non aver mai avuto una crisi vera e propria, ad eccezione della mia prima partecipazione a Carpi. Certo, ho avuto momenti di difficoltà, ma sono sempre riuscito a cavarmela e a gestirli nel migliore dei modi. Sono stato fortunato. Perché un giovane dovrebbe cimentarsi nella maratona? Perché è una specialità meravigliosa che ti può regalare emozioni incredibili. Perché Abebe Bikila correndo la maratona a piedi nudi ai giochi olimpici di Roma nel 1960 e conquistando la medaglia d’oro fece capire al mondo che nulla era impossibile e con la tenacia e il coraggio si poteva arrivare sul gradino più alto del podio. Se ho intenzione di smettere? Assolutamente no, ringraziando il cielo mi sento in forza e ancora in grado di potermi esprimere su buoni livelli».
«Non mi pongo limiti-conclude Claudio Guccini- gli anni passano ma mi diverto e ho ancora la voglia e l’entusiasmo di un ragazzino»l
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