Il Tirreno

Grosseto

Amministrazione

Rebus sul baratto amministrativo: spunta il regolamento “gemello”

di Matteo Scardigli
Il palazzo del Comune di Grosseto
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Il palazzo del Comune di Grosseto

Sette anni fa l’allora assessora Antonella Goretti formulò un testo molto simile a quello presentato oggi da Pizzuti (Iv): «E fu anche approvato all’unanimità»

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GROSSETO. Giovedì si discute in Comune la proposta dei consiglieri Amedeo Gabbrielli (Forza Italia – Ppe) e Valerio Pizzuti (Liberali riformisti socialisti) per introdurre il “baratto amministrativo”, grazie al quale i cittadini possono ottenere uno sconto sulle tasse municipali in cambio di attività lavorative.

Ma ci sono due “ma”.

La proposta, lanciata ufficialmente alcuni giorni fa, aveva fatto storcere il naso dell’associazione Grosseto al centro: Gabbrielli e Pizzuti avevano “dimenticato” di citare i 1.500 grossetani che già nel 2015 avevano apposto la firma sulla petizione promossa da Matteo Della Negra e Roberto Carlettini.

Allo stesso modo Antonella Goretti, oggi coordinatrice cittadina di Italia Viva ma all’epoca assessora al sociale, ricorda che «uno strumento uguale fu approvato proprio nel 2015, solo che non venne mai perfezionato per questioni di tempistiche (eravamo sotto elezioni). Non si chiama “baratto”, ma ha già anche il modulo a disposizione del cittadino per fare richiesta».

Sempre nel 2015 il consigliere Stefano Rosini (Partito democratico) stava per presentare una sua proposta, ma la ritirò quando vide quella “di Goretti”, il cui regolamento fu poi approvato; all’unanimità (fra i consiglieri di opposizione c’era l’attuale assessore Luca Agresti).

«Mancava solo da concordare con l’ufficio tributi – spiega Goretti – l’agevolazione da erogare al cittadino».

I documenti si possono consultare liberamente sul sito del municipio alla voce “regolamenti del Comune”: sono riassunti nel titolo “Regolamento sulla collaborazione fra cittadini e amministrazione comunale per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani”.

Eppure, di questo regolamento sembra non si ricordi nessuno. E singolare è il fatto che Pizzuti non si sia rivolto alla propria coordinatrice in Italia Viva, partito al quale tecnicamente appartiene. Ancor più singolare se si considera che la proposta è stata redatta a quattro mani con il forzista Gabbrielli.

In questo contesto giova ricordare che Goretti fu sì la prima fuoriuscita dal Pd, ma la “sua” Iv maremmana non ha mai manifestato intenzioni di alleanza con il centrodestra.

Nella manovra di Pizzuti risulta quindi difficile non leggere, specie in questa fase di instabilità nella maggioranza, un’avvicinamento di Iv al partito del Cavaliere. Nel consiglio di giovedì si vota, infatti, anche la mozione di Giacomo Gori (Movimento 5 stelle) per “revoca o dimissioni degli assessori eletti in parlamento”; cioè Fabrizio Rossi e Simona Petrucci (in parlamento con Fratelli d’Italia).


 

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