Italia
Diritti e dignità dei disabili: quarantamila firme per la petizione grossetana che arriva a Roma
Tre i temi principali al centro della lettera, partendo dall’urgenza di aggiornare il nomenclatore tariffario, il documento che elenca tutti gli ausili protesici e ortopedici necessari alle persone con disabilità motoria per camminare.
GROSSETO. Una petizione partita da Grosseto e che è riuscita a raccogliere 40mila firme in tutta Italia è ora sul tavolo del governo Meloni e del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
«La disabilità non scade: aggiornate il nomenclatore e la legge 104”: questo l’appello lanciato sulla piattaforma Change.org ad aprile da Maddalena Milone, giovane insegnante che vive sulla sua pelle le discriminazioni e gli ostacoli che incontrano le persone disabili tutti i giorni. L’anno scorso dopo una lunga odissea sanitaria Maddalena Milone ha infatti subito l’amputazione di parte della gamba sinistra.
«Le firme raccolte sono davvero tantissime – dice Maddalena – e visto che il nuovo governo si è insediato mi è sembrato il momento giusto di passare all’azione: scrivere una lettera alle istituzioni per sottoporre alla loro attenzione le gravi discriminazioni subite dalle persone con disabilità, nella speranza che ci ascoltino e di arrivare ad avere delle risposte adeguate in tempi celeri».
La lettera è stata inviata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e ai ministri competenti in materia (disabilità, pari opportunità, salute e lavoro. La stessa comunicazione è stata mandata anche al presidente della Repubblica.
Protesi “impossibili”
Tre i temi principali al centro della petizione e della lettera, partendo dall’urgenza di aggiornare il nomenclatore tariffario, il documento che elenca tutti gli ausili protesici e ortopedici necessari alle persone con disabilità motoria per camminare.
«Al momento – sottolinea Maddalena – risulta in vigore ancora quello del 1999. È stato sì emanato un documento con i nuovi dispositivi tecnologici e i nuovi livelli Lea (livelli essenziali di assistenza) ma per quanto sia stato approvato nel 2021 ancora non risulta operativo. Le stesse officine ortopediche chiedono a gran voce di risolvere questo problema che comporta per loro una maggiore difficoltà lavorativa e ha creato disuguaglianze tra regione e regione».
E se gli addetti ai lavori faticano, i destinatari che attendono le loro protesi sono messi ancora peggio. «Ci troviamo nelle condizioni di affrontare spese molto alte – dice Maddalena – o di rinunciare a tante attività, comprese quelle lavorative e sportive. Lo sport, in particolare, resta privilegio dei pochi che possono permettersi le protesi e le carrozzine adatte».
Lavoratori non tutelati
Un altro nodo è la tutela del lavoratore disabile rispetto alle normative in vigore, la legge 104 del 1992 e la 151 del 2001.
«Anche nei casi di gravità – scrive Maddalena Milone ai presidenti Meloni e Mattarella – la legge non tutela sufficientemente il lavoratore disabile sul posto di lavoro in quanto la normativa tende a tutelare il caregiver prevedendo un congedo straordinario e il diritto al part time per gravissimi e documentati motivi di salute solo a beneficio dei parenti, dei genitori e dei figli della persona con handicap, ma non per il disabile stesso. Come può esserci inclusione – chiede la promotrice della petizione – e, in caso di gravi problemi di salute, tale forma di congedo è prevista solo per chi assiste ma non per il lavoratore diretto interessato, che rischia così di perdere il posto di lavoro?».
Sostegni inadeguati
La lettera tocca anche la questione economica perché «è lampante – scrive Maddalena – che 295 euro di invalidità civile o 500 euro di accompagnamento non siano sufficienti nel 2022 in Italia per permettere una vita dignitosa, soprattutto se teniamo in considerazione il fatto che una persona disabile deve affrontare maggiori spese mediche. Aggiungo che il limite di 17.050, 42 euro lordi (circa 1.200 euro al mese) per avere tale sussidio appare assolutamente inadeguato, considerando anche i problemi precedentemente esposti. Chiediamo che tali importi vengano adeguati al costo della vita».
Costituzione tradita
La lettera si conclude citando gli articoli 3 e 38 della Costituzione (pari dignità sociale delle persone e tutela di chi è inabile al lavoro) e la loro mancata applicazione nella realtà perché «le persone con disabilità – chiosa la promotrice della petizione – non sono messe in condizione di raggiungere il loro pieno potenziale né in ambito lavorativo né nella società. Così si viola la fonte primaria del nostro diritto, la Costituzione».
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