Il Tirreno

Grosseto

Alluvione Bernieri e Ferrari. Le immagini della devastazione

di Maurizio Caldarelli
Alluvione Bernieri e Ferrari. Le immagini della devastazione

La mostra fotografica apre il calendario delle iniziative commemorative. Domani proiezione di “Grosseto 4 novembre”, documentario e video inediti

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GROSSETO. Con l’inaugurazione, nelle sale del polo culturale Le Clarisse di via Vinzaglio, della mostra fotografica allestita dall’Agenzia Bf, si aprono oggi le iniziative dedicate all’anniversario dell’alluvione che colpì Grosseto il 4 novembre 1966.
Le straordinarie immagini di Mario Bernieri e Tonino Ferrari, che potranno essere ammirate fino a domenica dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19, faranno da apripista a un evento che toccherà il cuore di quanti hanno vissuto personalmente la disastrosa alluvione, che non risparmiò niente, o ne hanno sentito parlare dai nonni o dai genitori.
L’associazione Kansassiti, la Mediateca Digitale della Maremma, in collaborazione con fondazione Grosseto Cultura, Polo culturale Le Clarisse Grosseto, fondazione Luciano Bianciardi, Agenzia Bf e Ri-Prese hanno inserito nel programma di domani de “L’alluvione della povera gente”, la proiezione di un documentario di 20 minuti, “Grosseto 4 novembre”, di Gianni Bernardini e Mauro Segatori, musicato dal vivo dal compositore Mac Tire.
Sullo schermo scorreranno immagini della città devastata dal passaggio delle acque, insieme ad automobili e animali. E non mancherà un omaggio agli angeli del fango, che hanno permesso alla città di ritornare velocemente alla vita; anche se quella ferita si è rimarginata solo diversi mesi dopo.
La serata, che si svolgerà dalle 18,30 nella suggestiva cornice del teatro degli Industri (con ingresso gratuito), sarà arricchita da altri cinque minuti circa di immagini ritrovate da archivi privati digitalizzate e restaurate dalla Mediateca Digitale della Maremma, gestita dall’associazione Kansassiti presieduta da Francesco Ciaparica.
“L’alluvione della povera gente” riprende il titolo del libro che scrissero Luciano Bianciardi e Pilade Rotella nei mesi successivi al drammatico evento. Un volume che fa parte della storia locale e domani Laura Sbrana ne leggerà l’introduzione.
«La “povera gente” era un’idea fissa per Luciano Bianciardi – sottolinea in una nota Lucia Matergi, direttrice fondazione Luciano Bianciardi – da quando era ancora a Grosseto e insieme a Carlo Cassola indagava sulle condizioni del lavoro di Maremma, quello dei badilanti e dei minatori, per lui forse l’unico lavoro vero, insieme a quello degli operai del nord; presenze invano ricercate, mai incontrate».
«E a quella povera gente va il suo pensiero al tempo dell’alluvione del ’66 – aggiunge Matergi – come scrive nella prefazione al libro fotografico a questa ispirato: “… Ma la rabbia maggiore la provi quando rifletti che, come al solito, il peggio è toccato a chi stava peggio: prima di tutto i contadini, quelli che hanno fatto le spese del miracolo (e difatti i miracoli, a Grosseto contadina, non se ne sono mai visti)”».
«E insieme alla rabbia di fronte all’ingiustizia – aggiunge – il magone per una lontananza, la propria, che suona come alibi per il distacco dalle azioni e dalle persone. “Se c’è bisogno di me, fammi un fischio. Dillo anche al sindaco e agli amici. Avrei dovuto muovermi anche senza fischio, lo so...” scrive all’amico giornalista Pilade Rotella e nelle sue parole c’è il tormento di chi non sa stare né ritornare e cerca comunque un’uscita in un altro se stesso: “Stavolta però a ripescare i libri dal fango c’è andato coi suoi compagni di scuola, il mio figliolo grande”». 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

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