La manifestazione
La castagna Igp soffre la concorrenza di quelle estere e rimane sugli alberi: la battaglia per difenderla
L’associazione avvia un percorso per proteggere e valorizzare la regina del Monte Amiata da prodotti di altre zone o stranieri
ARCIDOSSO. Dopo molti anni di magra, il 2022 ha visto il ritorno di una buona produzione in gran parte dei castagneti amiatini, sia nei quantitativi che nelle dimensioni delle castagne.
La bella notizia, tuttavia, è stata controbilanciata dai bassissimi prezzi all’ingrosso, con i commercianti della zona che sono arrivati a non ritirare più il prodotto già dall’inizio della settimana appena trascorsa. Un fatto mai avvenuto così presto nella stagione, il che va a configurare – a memoria d’uomo – una situazione inedita.
A suonare l’allarme è l’associazione per la valorizzazione della castagna del Monte Amiata Igp: «La situazione si aggrava perché troviamo, nella grande distribuzione, castagne ai prezzi degli scorsi anni (quando il prodotto scarseggiava) se non più alti. In molte zone legate a produzioni tardive, perciò, le castagne non sono state raccolte, con grande disappunto dei produttori che vedono andare in fumo molte delle entrate preventivate».
Proprio per questa situazione martedì scorso l’amministrazione comunale ha organizzato, nella sala consiliare del Comune di Arcidosso, una riunione dei produttori. Tutto il rammarico è venuto fuori e all’unanimità si è convenuto sull’opportunità di studiare strategie per valorizzare la produzione locale tramite il rilancio del marchio Igp.
Gran parte del danno economico, infatti, viene imputata al fatto che la differenza tra i prodotti locali o italiani o addirittura stranieri non viene sufficientemente evidenziata all’attenzione dei consumatori. La castagna Igp del Monte Amiata è ottenuta con metodi di coltivazione altamente naturali, senza l’uso di concimazioni chimiche né prodotti fitosanitari di sintesi.
Per questo motivo l’associazione ha deciso di muoversi nel rispetto di uno dei ruoli che le compete: «Lavoreremo affinché si promuova la commercializzazione delle produzioni di qualità cercando nuove strategie, in modo che queste differenze siano poste all’attenzione dei consumatori e sia chiaro il valore aggiunto della castagna del Monte Amiata».
«A breve – aggiunge l’associazione – avvieremo una campagna per accogliere nuovi soci che siano interessati alle soluzioni che stiamo predisponendo: fino alla primavera prossima organizzeremo sul territorio incontri pubblici e chiederemo il supporto in questo percorso delle amministrazioni locali in modo da creare una cabina di regia che possa dirigere questo percorso in modo da garantire l’unità dei produttori e del territorio, due elementi imprescindibili».
I soci storici infine concludono: «Quando in giro si vedono cartelli con scritto “Castagne dell’Amiata”, non è detto che sia così: l’unica certezza la possiamo avere dalla presenza del marchio Igp di riconoscimento europeo impresso sulla confezione e che la vendita del prodotto sfuso non è consentita. Dare dignità a questo prodotto economicamente e culturalmente importante per il nostro territorio, passa anche da queste scelte».
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