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La vertenza

Venator, si apre uno spiraglio: ipotesi contratti di solidarietà

di Luca Barbieri
Venator, si apre uno spiraglio: ipotesi contratti di solidarietà

Vertice di tre ore ieri tra sindacati e azienda nella sede di Confindustria. La mattina maxi corteo a sostegno dei lavoratori: «No ai licenziamenti»

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FOLLONICA. Che l’argomento sia centrale a livello sociale ed economico per l’intera provincia per poi “risalire” la costa e arrivare all’ombra delle Apuane (leggi nodo “marmettola”) lo dicono i numeri, le reazioni e le storie, le facce: quelle delle 250 circa persone scese in piazza ieri mattina nel centro di Follonica per la vertenza Venator. Uno sciopero di otto ore alla multinazionale inglese con sede al Casone di Scarlino, deciso nei giorni scorsi dalla rsu aziendale e che ha coinvolto anche i lavoratori dell’indotto, con le sigle e i loro vertici confederali: Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cisnal. Piazza Cavallotti-piazza Siveri una mappa pronta a disegnare la geografia dello sciopero tra bandiere, striscioni e lo slogan “siamo tutti 41”: «Perché se pensavano di dividerci, annunciando questo numero degli esuberi, in realtà ci hanno rafforzato», diranno poi le sigle nella piazza eletta ad agorà, prima “dell’apertura” dell’azienda all’ipotesi di contratti di solidarietà che uscirà dal tavolo pomeridiano successivo.


I numeri

Dopo il tragitto del corteo, la parola alle sigle e agli amministratori locali, a partire dal presidente della provincia Francesco Limatola che prova a tracciare il perimetro della questione. «L’ultimo incontro che abbiamo avuto con la direzione è durato cinque minuti, con una chiusura netta della trattativa. L’azienda deve portare rispetto perché dietro ai “numeri” ci sono le persone», spiega Roberto Bocci (Rsu Venator) che introduce la serie di interventi che aprirà Limatola: «Il polo del Casone di Scarlino muove 20 milioni di euro di stipendi, non stagionali: tutto l’anno… non me ne voglia qualche ambientalista con la pancia piena, però per questo da sempre sostengo che lo sviluppo duraturo sia quello multisettoriale: turismo e agricoltura non bastano, se pensiamo che il polo rappresenta il 45% dell’export dell’intera provincia, nonché oltre un terzo del nostro pil. Logico che la crisi di Venator possa coinvolgere anche Nuova Solmine», rimarca il presidente. E aggiunge: «Si individui il sito estrattivo di stoccaggio. La società metta sul tavolo investimenti con una prospettiva di sviluppo e sostenibilità».

Poi – nell’ordine – l’assessora all’ambiente Mirjam Giorgieri (il sindaco Andrea Benini era assente per motivi di salute, ribadirà i concetti in un post social più tardi) : «Nei prossimi giorni il nostro Comune approverà il piano di caratterizzazione con prescrizioni (per il conferimento a Montioni) », fa sapere ribadendo il “no” a un braccio di ferro fatto «sulle spalle dei lavoratori». «Non capiamo perché l’azienda non attivi gli ammortizzatori sociali in attesa della conclusione dei procedimenti in atto», la sindaca di Scarlino Francesca Travison. La chiosa dei sindaci è affidata a quello di Gavorrano, Andrea Biondi: «Basta retorica, c’è già una crisi industriale in atto che con l’indotto assume numeri importanti».

Vertici e spiragli

A manifestazione archiviata, l’incontro pomeridiano con la Confindustria maremmana, la direzione dell’azienda e appunto le sigle che hanno sostenuto in maniera compatta la vertenza chiedendo il ritiro della procedura dei licenziamenti. Un vertice, quello di ieri pomeriggio durato oltre un paio d’ore, nel quale sarebbero emersi degli spiragli: l’ipotesi – con i dettagli che saranno discussi nei prossimi giorni – è quella di applicare i contratti di solidarietà per scongiurare licenziamenti, con l’azienda che avrebbe aperto a una valutazione su questo aspetto. «Un passo avanti: abbiamo proposto di convertire i 41 esuberi in contratti di solidarietà e questa nostra proposta è stata messa a verbale. Venator, dal canto suo, si è impegnata a dare una risposta nel corso del prossimo incontro il 2 novembre», commenta Gian Luca Fè, segretario provinciale della Femca Cisl Grosseto: «Il fatto che questa possibilità sarà valutata dall'azienda fa trarre un piccolo respiro di sollievo anche se la situazione rimane da attenzionare anche per i lavoratori dell'indotto».

Ora, nel crono-programma della vertenza, domani ci sarà una nuova assemblea, lunedì 7 ci sarà un vertice in Regione.

 

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