Sicurezza
La perseguita per mesi: nel messaggio alla ex anche una bara
Dopo una relazione durata qualche mese, il vicino è diventato uno stalker. Depositate le motivazioni della condanna
GROSSETO. Era una storia che non poteva più andare avanti. E lei glielo aveva detto chiaro e tondo, il 3 gennaio 2021. E se lei, di qualche anno più giovane, si poteva forse immaginare che lui non se ne sarebbe fatto una ragione, né subito né dopo pochi giorni, non poteva certamente prevedere un’escalation durata addirittura mesi: da quel messaggio con una bara che lui le aveva recapitato il 12 gennaio 2021 alle molestie diventate persecuzione vera e propria per lei e per la sua famiglia. Messaggi e telefonate a tutte le ore, offese, scampanellate nel cuore della notte, serratura danneggiata, continui distacchi del contatore dell’energia elettrica, lancio di sassi contro la finestra della camera della ragazza, due episodi di pneumatici bucati. Il primissimo episodio – quello che aveva indotto la ragazza a mettere la parola fine – risale al 18 dicembre 2020, dopo un litigio in strada, per una bugia di lui: lei era stata strattonata, poi presa per i fianchi e bloccata con le braccia, per farla entrare in auto.
Lo stalker del pianerottolo, il trentenne che era stato fidanzato con la vicina di casa per qualche mese dall’estate 2020, è colpevole. Non soltanto perché in un paio di episodi è stato visto e anche affrontato dal padre della ragazza ma perché contro di lui ci sono almeno due fattori: prima di quel gennaio 2021 la famiglia non aveva mai subìto molestie o danneggiamenti; e poi solo lui – che svolge tra l’altro un lavoro notturno – poteva avere un motivo di risentimento («manifestato esplicitamente») per comportarsi in quel modo, avendo tra l’altro accesso alle parti del condominio a tutte le ore e specie quando gli altri dormivano.
È questo il ragionamento che ha indotto il giudice Marco Mezzaluna a condannare con lo sconto del rito abbreviato a 10 mesi e 20 giorni (il pm Anna Pensabene aveva chiesto 1 anno e quattro mesi) il giovane uomo finito sotto processo dopo le ripetute denunce della ragazza, costituita parte civile con l’avvocata Francesca Carnicelli. Dovrà anche risarcirla, intanto con una provvisionale da 5mila euro «a parziale e provvisorio ristoro dei patemi d’animo e delle sofferenze subite a causa dei comportamenti dell’imputato, che hanno gravemente minato la serenità del nucleo familiare oltre che della stessa ragazza e ne hanno condizionato la vita».
Un atteggiamento caratterizzato dalla ripetitività degli episodi, nonché dall’intensità del dolo, perché l’imputato – scrive il giudice – era «pervicacemente animato da un intento ritorsivo per essere stato lasciato (e non potendo certo affermarsi che gli atti persecutori fossero finalizzati a riallacciare la relazione, visto l’effetto destabilizzante e le sofferenze che hanno arrecato)». Era stato ammonito dal questore, dopo l’episodio del messaggio con la bara; aveva da quel momento intensificato le molestie, nota il giudice. Nei primi dieci giorni del gennaio 2021 lei aveva ricevuto da lui 194 chiamate e 154 messaggi; il padre solo tre telefonate ma ben 42 messaggi. E inoltre «l’imputato non è meritevole della concessione delle attenuanti generiche, considerata l’ostinazione con la quale ha continuato a perseguitare la famiglia anche dopo l’iniziale querela: l’ultima telefonata molesta risultante dagli atti è stata fatta il 6 aprile 2021».
E infine: «l’imputato, in diverso procedimento tuttora pendente per comportamenti analoghi successivi a questi oggetto del presente procedimento, ai danni della stessa famiglia, è stato raggiunto anche da un provvedimento cautelare», cioè è stato allontanato dal palazzo dove vivono ancora la ragazza e la sua famiglia. La mancanza di una qualsiasi forma di pentimento impedisce al giudice di poter formulare una valutazione positiva sulla sospensione della pena. Il difensore Roberto Cerboni, adesso che le motivazioni sono state depositate, potrà presentare appello.
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