La protesta
Il Comune fa rimuovere le panchine: «In accordo con la Soprintendenza»
Per la sindaca si tratta solo di manutenzione. «Verranno sostituite a breve e riposizionate»
SCARLINO. L’Eroe dei Due Mondi sembra voltarsi dall’altra parte, affranto o sdegnato (a scelta di chi guarda) mentre gli operai incaricati dal Comune tolgono le famose (o, di nuovo, famigerate) sedute di piazza Garibaldi.
Il 30 settembre scadevano i termini dettati dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la rimozione delle panchine. Era quindi logico aspettarsi che il Comune provvedesse entro quella data, invece ha ottemperato l’altroieri, cioè quasi un mese dopo; “ritardo” da ascrivere ai tempi dell’iter burocratico, si è detto.
Poi la motivazione, addotta dalla sindaca Francesca Travison. «Sono difettose», spiegava sabato annunciando il via all’intervento, e subito aggiungendo: «Le rimetteremo». E, a tal proposito, la prima cittadina rilanciava la palla nella metà campo dell’azienda fornitrice degli arredi: «Aggiorneremo la cittadinanza non appena ci darà nuovi dettagli».
Cittadinanza che si pone, per un motivo o per l’altro, la domanda più banale: perché, se le panchine vanno tolte, Travison preannuncia che le rimetterà? Il tutto nel silenzio assordante dell’organo periferico del ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, che faceva sapere di pronunciarsi solamente attraverso gli atti.
Nel frattempo è calata, invece, la mannaia delle opposizioni. «È inutile volersi nascondere dietro a un dito, sono scaduti i termini dettati dalla Soprintendenza e non avete voluto provvedere a quanto richiesto, esponendo l’ente a possibili penali», attaccano i gruppi consiliari PensiAmo Scarlino, Per Scarlino e Scarlino Insieme.
E continuano: «Inutile, poi, l’operazione di disinformazione che state portando avanti: le panchine sono state rimosse perché, come opposizione, sollecitati dai cittadini, abbiamo dovuto presentare un’interrogazione dove vi venivano chiesti lumi e si faceva notare, oltretutto, che le panchine erano rotte, crepate sotto il peso dell’arroganza di chi non vuole ascoltare».
I gruppi consiliari non nascondono i propri timori: «L’impressione è che, passato un po’ di tempo, nessuno si ricorderà della brutta figura e soprattutto degli oltre 15mila spesi per l’acquisto degli arredi (tra l’altro alcuni giacciono ancora nel cantiere comunale). Noi, invece, siamo preoccupati per l’iter seguito fin qui, che comunque si risolva vedrà l’esborso di denaro pubblico ulteriore per “rimpeciottare” quanto accaduto e comprare nuovi arredi più consoni per la piazza, cosa che sicuramente non farà piacere alla Corte dei Conti».
PensiAmo Scarlino, Per Scarlino e Scarlino Insieme infine concludono chiedendo che il municipio organizzi «un’assemblea pubblica nella quale il Comune inviti la Soprintendenza coinvolgendo la cittadinanza in un percorso che finalmente illustri come stanno le cose veramente».
La risposta di Travison non si è fatta attendere.
«Nessun silenzio assordante. Nessuno si nasconde dietro un dito, come sostengono. La vicenda è molto lineare: le panchine sono state provvisoriamente rimosse perché danneggiate. Verranno sostituite a breve e riposizionate sempre in accordo con la Soprintendenza», ribadisce la sindaca.
E quindi sposta l’attenzione: «Se le minoranze vogliono aprire un dibattito sulla “bellezza” degli arredi, con tranquillità, ci sottraiamo a questo inutile chiacchiericcio. Abbiamo forse due visioni differenti della bellezza e, a dirla tutta, ne siamo orgogliosi», contrattacca la prima cittadina.
«Detto questo – conclude Travison – vogliamo anche sottolineare che gli scarlinesi non hanno affatto criticato tutti, indistintamente, la nostra scelta estetica, anzi, e che le assemblee pubbliche saranno convocate quando lo riterremo opportuno e per argomenti che davvero interessano i cittadini. Comunque – chiosa – comprendiamo sempre di più il motivo per cui hanno perso le elezioni amministrative nel 2019».
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