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Grosseto

La storia

I due Mohammed trovano i soldi e li restituiscono al proprietario – Video

di Elisabetta Giorgi
I due Mohammed trovano i soldi e li restituiscono al proprietario – Video

Originari del Marocco, vivono a Ribolla e lavorano in un vivaio vicino a Roselle

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GROSSETO. Sta guidando il trattore tutto concentrato quando vede per terra un borsello e accosta, chiedendo al suo amico – che è dietro in macchina a fargli da scorta – di fare altrettanto. «Dobbiamo tornare indietro», gli indica. E ha visto bene, perché in terra c’è un portafoglio sicuramente scivolato dalla tasca di qualcuno perché è pieno di soldi, documenti, libretti e carte di credito, che i due amici prontamente raccolgono – tra l’altro recuperandolo in un punto pericoloso della strada – e restituiscono di lì a poco al proprietario. In un momento di crisi la tentazione poteva essere forte, ma non è stato così, peraltro a dispetto di preconcetti e pregiudizi dilaganti. «Abbiamo fatto quello che avrebbe fatto chiunque altro», dicono sorridendo i diretti interessatii, che si chiamano entrambi Mohammed. Tutti e due originari del Marocco, lavorano nello stesso vivaio nella zona dello Sbirro, vicino a Roselle. Ognuno di loro ha moglie e 3 figli, vivono a Ribolla.

Mohammed Iyyad, classe 1975, arriva per primo in Italia nel 1997, in cerca di fortuna. All’inizio approda in Calabria e poi sbarca a Grosseto nel 2000. Con la famiglia, moglie e prole, vive nella frazione roccastradina. A Grosseto – in via Adamello 33 – tempo fa ha rilevato una macelleria dove lavorano la consorte e un dipendente. È un negozio “multigenere” dove oltre alla carne si trova un po’di tutto: oggettistica, beni di prima necessità, utensili per la cucina e molto altro. Ma il suo lavoro vero è quello di vivaista. «Da anni sono dipendente del vivaio Terrantica nella zona dello Sbirro», dice Mohammed felice. «Un mestiere che mi piace tanto, perché amo stare in mezzo alla natura e alle piante: la mia vita è lì, non mi piace lavorare al chiuso». Il suo collega più giovane si chiama Mohammed Tarek. Classe 1988, è sposato e ha tre figli anche lui. Con la famiglia vola in Italia dal Marocco nel 2005, quando ha solo 17 anni. Il destino li accomuna in molte cose. Stesse origini, stessa destinazione, stesso lavoro fianco a fianco, e stessi princìpi. «Inizialmente sono andato anch’io in Calabria, poi mi sono stabilito pure io in Maremma», dice Tarek.


I due Mohammed sono colleghi, amici e compaesani. Vivono entrambi a Ribolla e lavorano nella stessa azienda agricola.

Alle 17,30 di sabato Mohammed Iyyad è alla guida del trattore e percorre la strada della Rugginosa in direzione Roselle, scortato dietro dal collega Mohammed Tarek che lo segue in macchina. «A un certo punto – dice – vedo per terra un borsello sul ciglio della strada e appena trovo un piccolo spazio accosto. “Che cos’è successo? ” mi fa il mio amico in auto. E io: “C’è un portafoglio per terra, bisogna andare a recuperarlo”. La strada è pericolosa, in quel tratto c’è anche una curva, le macchine sfrecciano veloci e quindi appena posso blocco il trattore e scendo per salire in auto con il mio collega Mohammed e fare a cambio con lui al posto di guida. Mi metto al volante della sua macchina, in uno spiazzo faccio inversione e torniamo indietro tutti e due, in cerca del borsello».

Arrivati nel punto esatto, stando attenti a non essere falciati, il più giovane apre di corsa la portiera, scende come un fulmine e arraffa il borsello. È pieno di soldi. «La prima cosa che facciamo è cercare un numero di telefono del proprietario». Nel portafogli ci sono 250 euro, libretti degli assegni, carte di credito; ma c’è anche un biglietto da visita con il nome del proprietario, «e lo si chiama».

I due amici raccontano in coppia la telefonata, con aria sorniona. «Ciao Fabrizio, hai perso qualcosa? Gli abbiamo chiesto. Lui è caduto dalle nuvole, non si era accorto di niente. Tornati al vivaio, abbiamo riconsegnato il trattore, smontato col lavoro e ci siamo diretti a Roselle. «Avevamo dato appuntamento al proprietario al bar davanti alla chiesa, ci siamo visti alle 18 e gli abbiamo restituito tutto. Lui era contentissimo e ci ha voluto anche regalare dei soldi». Mohammed e Mohammed sorridono, davanti al nostro fotografo, minimizzando il gesto. «Per noi è stato normale, siamo abituati a fare così. E poi è un gesto che avrebbe fatto chiunque, no?».

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