Il Tirreno

Grosseto

Arci Ferretti ai vertici

di Luca Barbieri
Arci Ferretti ai vertici

L’ex assessore comunale diventa presidente regionale. «Per contrastare la destra ripartiamo dal tema dei diritti»

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GROSSETO. Le parole chiave, quelle che ripete più spesso durante l’intervista e che di fatto delineano il futuro, la strada che viene tracciata, sono “base” (i circoli, le case del popolo), diritti e quella socialità sferzata dalla pandemia. I nodi, invece, sono quelli di un perimetro delicato segnato da un lato dal periodo pandemico appunto, dall’altro da caro-bollette e maxi-costi, punti sui quali «chiederemo che tutti facciano la loro parte».

Idee chiare – d’altronde in questo mondo ci è cresciuto, come scriviamo a parte –, 45 anni, l’ex assessore del Comune di Grosseto Simone Ferretti dalle scorse ore è il nuovo presidente regionale di Arci (rimarrà per il momento anche alla guida del gruppo grossetano): un “mandato” della durata di quattro anni che è uscito dal congresso ospitato per due giorni dalla Casa del Popolo di Bottegone a Pistoia. Ferretti prende il testimone da Gianluca Mengozzi.

Prima dei concetti, un po’ di numeri per capire di cosa stiamo parlando: 1100 circoli, circa, per 150mila soci a livello di Granducato, 5mila soci e una quarantina di circoli se stringiamo la lente e ci focalizziamo in Maremma.

Dai numeri di Arci regionale e a livello provinciale, alle storie e ai concetti: presidente, da dove ripartirete?

«Il tema principale sarà quello di consolidare e allargare la base associativa che già oggi è rappresentativa della più grande associazione come numeri di soci a livello toscano. Ripeto: dobbiamo puntare a una crescita della nostra associazione. Il contesto sul quale ci muoviamo non è semplice, ma credo che si debba ripartire dai nostri circoli, dalle case del popolo e dalle nostre associazioni per una sfida che lanciamo da un punto di vista culturale e sociale affinché ci possa essere un contrasto alla destra che sempre più avanza e soprattutto una ricomposizione sociale che sappia in qualche modo parlare di noi, di diritti, di pace e di tutti quegli elementi centrali rispetto allo sviluppo della nostra associazione nel futuro».

La situazione, come diceva, non è delle migliori, per varie ragioni: l’eredità post-Covid-19 e le ripercussioni del caro-energia sulla quotidianità dei circoli, ma non solo.

«La riforma del terzo settore ci pone delle sfide, la situazione pandemica non ci ha davvero aiutato, in termini di socialità, ma non solo. Poi c’è il caro energia che mette a dura prova i circoli, la base rappresentata dai nostri volontari e dalle nostre volontarie. Da questo punto di vista, su costi e utenze, dobbiamo dare una tutela e un aiuto alle attività dei vari circoli legati ai comitati. A livello nazionale per gli enti del terzo settore ci sono alcuni aiuti e chiediamo che anche le altre istituzioni si facciano parte di questa infrastruttura che è sociale, mettendosi a disposizione della collettività».

Questi i nodi con i quali fare i conti: ma quali saranno i punti saldi per il futuro?

«Dopo il periodo della pandemia, direi che bisogna assolutamente “rompere” la solitudine che ha caratterizzato quel periodo; ricreare una socialità: inevitabilmente il momento delle chiusure ci ha segnato molto, ora invece, come detto, stiamo lottando per il caro bollette: quindi direi socialità, circoli, la base, sottolineando la difesa dei diritti».

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