Sicurezza
Appello della sorella del “martire”. «Via i cassonetti dal memoriale»
Silvana Guidoni: «Mio fratello morì fucilato. Il Comune sposti quei bidoni»
GROSSETO. Silvano Guidoni aveva 20 anni quando fu fucilato dai fascisti a Maiano Lavacchio insieme ad altri 10 giovani. «Undici agnelli», furono chiamati così da un carnefice questi ragazzi d’umile origine e animo antifascista che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rifiutarono l’arruolamento nella Repubblica Sociale Italiana per darsi alla macchia, finendo uccisi.
Era il marzo del 1944 e si chiamavano Mario Becucci, Antonio Brancati, Rino Ciattini, Alfiero Grazi, Corrado Matteini, Emanuele Matteini, Alcide Mignarri, Alvaro Minucci, Alfonzo Passannanti, Attilio Sforzi e Silvano Guidoni. Quasi tutti provenivano da Istia d’Ombrone: da qui il nome che hanno avuto in sorte, “martiri d’Istia”. Per omaggiarne la memoria, alle Stiacciole un pensionato 77enne che abita nella via intitolata a uno di loro (Silvano Guidoni) in questi anni ha sottratto alle ortiche un fazzoletto di terra allestendovi una sorta di “memoriale”, un giardino colmo di rose che la gente si ferma ad ammirare. All’ingresso c’è una targa in ceramica con i nomi di tutte e 11 le giovani vittime. Ma sempre lì davanti il Comune ha collocato di recente una fila di bidoni della spazzatura.
I giorni scorsi abbiamo raccontato la storia sul Tirreno, con l’appello che Marcello Soldati ha rivolto al Comune per spostare i cassonetti un po’ più in là (la strada è ampia e ha vari slarghi); appello a quanto pare inascoltato, dato che i secchioni sono ancora al loro posto. Fin qui la storia era nota. La novità è che in questi giorni la 77enne Silvana Guidoni che abita a Grosseto (sorella del “martire” Silvano Guidoni) appena è venuta a sapere dell’esistenza del roseto, accompagnata dal marito, ha voluto andare alle Stiacciole a incontrare Marcello.
Era commerciante con un negozio in via Adige; adesso è pensionata. «Sono nata il 29 aprile del 1945 – racconta al Tirreno – Quando nacqui, mio fratello Silvano era morto fucilato da poco più di un anno. I miei genitori, Palmira Biagi e Augusto Guidoni, erano rimasti soli e vollero concepire me». Silvana si è sempre portata dentro il dolore del padre e della madre, e una grande sofferenza personale per aver perduto un fratello mai conosciuto, fucilato per mano fascista. Una storia che le è rimasta conficcata dentro, come un nemico sempre vivo. «I miei genitori – dice Silvana – non me ne volevano parlare. A casa ho anche dei libri, ma non ce l’ho mai fatta a leggerli. Questa storia mi dà troppa sofferenza e nella macchia, dove loro si nascosero, non sono mai andata. Provo dolore».
Tuttavia, quando giorni fa la “storia dei cassonetti” di fronte al memoriale è uscita sul giornale e «una mia cugina l’ha letta e me ne ha parlato, io ho voluto venire qua (alle Stiacciole, ndr) a vedere questo memoriale, perché sono rimasta molto colpita dall’iniziativa di Marcello Soldati e l’ho voluto ringraziare. Chiedo con gentilezza al Comune - è il suo appello - se può togliere questi cassonetti qua davanti, perché questo signore ha fatto un gesto di amore nei confronti di mio fratello e dei suoi compagni uccisi».
Davanti al roseto, Marcello Soldati e Silvana Guidoni si sono abbracciati; lui le ha regalato un mazzo di fiori. Lei aveva con sé una grande foto incorniciata e in bianco e nero del fratello e una in «formato minuscolo come andavano una volta», che lo ritrae come un ragazzo di portamento elegante e splendide fattezze.
La strada in cui Soldati abita è intitolata proprio a Silvano Guidoni e fa angolo con un’altra intitolata a un altro martire, via Alcide Mignarri. Marcello ha raccolto una cinquantina di firme tra gli abitanti della strada. E all’ingresso ha piazzato una bandiera italiana listata a lutto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
