Concordia Verità per la 33ª vittima. Ascoltati due testimoni della difesa
Franco Israel Moreno morì il 1° febbraio 2014 nelle acque dell’Isola del Giglio
GROSSETO. Il 1° febbraio 2014 moriva all’età di soli 40 anni il sub spagnolo Franco Israel Moreno mentre era in corso l’operazione di taglio delle gru di ammaino (davit) della Costa Concordia, naufragata il 13 febbraio 2012 nello specchio d’acqua davanti all’Isola del Giglio.
E per 14 febbraio 2023, nove anni dopo la sua scomparsa di Moreno, il giudice Adolfo Di Zenzo ha fissato la nuova udienza del processo a Paolo Ricardo De Assunçao, James Stephen Conroy, Silvio Bortolotti, Claudio Bortolotti, Todd Allen Bush e Paw Renè Jakobsen (tutti per cooperazione colposa in omicidio colposo).
In giudizio anche le società Underwater Contractors Spain, Titan Maritime e Consorzio Titan-Micoperi (di cui il sub era dipendente), quali responsabili amministrativi.
Franco Israel Moreno, “la trentatreesima vittima della Costa Concordia”, era rimasto schiacciato tra il davit e il pistone, riportando lesioni gravissime al bacino; un’ora dopo era morto dissanguato. Secondo l’accusa, il sub non sarebbe stato informato a dovere dei rischi che avrebbe corso lavorando sui fondali della Gabbianara.
Ieri, nell’aula A del Tribunale di Grosseto, di Zenzo ha ascoltato i primi due testimoni della difesa: il sub portoghese Daniel MacPherson e il collega spagnolo Juan Miguel Selma Pombo. Il terzo verrà sentito – appunto – il prossimo 14 febbraio.
I due sommozzatori, dipendenti Ucs, rispondendo (tramite i rispettivi interpreti) alle domande dell’avvocato Francesco Dottore, hanno testimoniato con dovizia di particolari tecnici ciò che accadde quel giorno.
Entrambi sono stati chiamati a fornire chiarimenti sullo svolgimento delle riunioni che si tenevano ogni giorno per pianificare gli interventi da eseguire; in particolare sulla presenza dei supervisori De Assunçao e Conroy (ai sub il primo, il secondo alle operazioni di recupero).
«De Assunçao era presente al meeting della mattina e a quello successivo per i subacquei. Conroy soltanto al primo», ha detto MacPherson.
Dettaglio sul quale il portoghese è stato invitato ad approfondire: «Non credo che Conroy fosse stato avvisato dello scambio tra sub prima di entrare in acqua». Particolare che chiama in causa direttamente Selma Pombo: fu lui, infatti, a cedere il turno a Israel Moreno.
Selma Pombo, tuttavia, ha ribadito che «la decisione di effettuare il taglio fu presa da De Assunçao», con il quale era in contatto radio e visivo tramite il Rov (il sottomarino a comando remoto). Originariamente, Selma Pombo avrebbe dovuto eseguire un altro intervento. Una volta in acqua, però, si era accorto che il lavoro a lui assegnato era già stato eseguito. Motivo per cui aveva iniziato a tagliare il davit. E una volta riemerso, ha detto, aveva avvisato Israel Moreno.
La morte del sommozzatore colpì profondamente i colleghi presenti al Giglio, soprattutto i connazionali. Tanto che fu necessario l’intervento di due psicologi chiamati apposta dalla Spagna.
I familiari di Israel Moreno chiesero di essere accompagnati sul luogo della tragedia. Ottennero il permesso pochi giorni dopo e furono accompagnati da una pilotina. Contestualmente Regione Toscana estese loro il contributo che l’ente attribuisce, in caso di conclusione positiva dell’istruttoria sulle circostanze del decesso, ai familiari delle vittime del lavoro decedute in Toscana.
Un anno dopo l’associazione Memoriale ricordò l’impegno e la passione del sub con una giornata in suffragio.
Il nome di Franco Israel Moreno, però, nel tempo è andato perdendosi. Troppo spesso, infatti, viene dimenticato quando si parla del naufragio della Costa Concordia e delle sue 32 vittime.
Il suo nome, che vive nel ricordo dei familiari e degli amici, in Italia è confinato alle aule dei palazzi di giustizia.
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