Gioco
Sos energia Scuole verso l’inverno Il “no” all’ipotesi settimana corta
Dal Governo arrivano 213mila euro alla Provincia: «Ma non bastano»
GROSSETO. Nonostante il clima, che al momento sembra intenzionato a giocare un’altra partita rispetto al calendario, il refrain che circola con maggior insistenza è: come coniugare costi di luce-gas con l’arrivo del freddo per le scuole. Una domanda – o meglio, un tema – finito già in un vertice tra dirigenti scolastici e la provincia. Il contesto d’altronde non è dei migliori.
Un esempio? È delle scorse ore la determinazione della Provincia per il «trasferimento per contenimento costi energia elettrica e gas» pronta a tradurre nel bilancio i fondi stanziati e arrivati dal Governo che per il territorio di Grosseto superano di poco quota 210mila euro (152.341 euro in una prima tranche e 60.391 euro in una seconda). Domanda d’obbligo: risorse sufficienti? «No, sicuramente meglio che arrivino, però se pensiamo possano bastare, posso rispondere con esempi numerici. Come sindaco (del Comune di Roccastrada che non arriva a quota 10mila abitanti, ndr) spendevamo di energia circa 200mila euro all’anno, ora invece abbiamo superato mezzo milione di euro solo nei primi cinque mesi dell’anno; come Provincia invece i costi sono quadruplicati: da mezzo milione di euro a un paio di milioni di euro per luce e gas, tra le bollette arrivate e quelle future, facendo una previsione», spiega il presidente della Provincia Francesco Limatola. Per ora le misure in campo vanno in due direzioni (e ovviamente comprendono pure gli istituti scolastici): da un lato le buone norme (evitare gli sprechi e ottimizzando il più possibile, con qualche correttivo rispetto alla precedente quotidianità), dall’altro l’investimento nell’efficientamento energetico e nelle rinnovabili; nel mezzo si attendono misure da Roma. «Sull’efficientamento dobbiamo muoverci, siamo in ritardo: ma abbiamo già messo in campo progetti. Ho diramato poi una circolare interna dove invito a mitigare i consumi e riprendiamo quelle che sono le modalità a livello nazionale, dall’apertura delle finestre passando per spegnimento luci e diminuzione della temperatura quando sarà il momento. Dopodiché è ovvio che queste – di fronte a quella che è una vera emergenza – siano misure “tampone”».
E si arriva al punto. E le scuole come faranno, una volta che arriveranno le temperature più rigide? «Ci siamo incontrati con i dirigenti e lo rifaremo prossimamente, per accogliere proposte. Alcuni dirigenti hanno chiesto la settimana corta e in questo caso ci stiamo adoperando con i trasporti», fa sapere Limatola.
«Come istituti superiori, siamo ancora nel campo dei correttivi, dei vademecum, per le misure vere e proprie siamo in attesa del Governo, di soluzioni. Per il momento, per esempio, noi abbiamo ridotto le riunioni pomeridiane», fa il punto Roberto Mugnai, del sindacato Dirigenti scuola, nonché preside del polo liceale Aldi di Grosseto. C’è un ma: «L’augurio è che non siano le scuole siano a pagare il prezzo più alto della crisi. Ci vuole una sensibilizzazione di tutti, ma diciamo “no” alla riduzione dei servizi. La settimana corta? Non è un’ipotesi allo studio, anche perché porrebbe nodi sul trasporto, sul monte-ore difficile gestire, sulla didattica. La nostra provincia ha il 20-30%, mediamente, di studenti pendolari, la questione diventerebbe complicata, se poi pensiamo che questi istituti non hanno una mensa. Se poi il Paese sarà costretto a prendere decisioni drastiche, la scuola si farà trovare pronta».
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