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Coop sociali, nuovo integrativo Interessa 1.500 addetti in provincia

di Massimiliano Frascino
Coop sociali, nuovo integrativo Interessa 1.500 addetti in provincia

I temi: tempo di vestizione, rimborsi chilometri, congedi e indennità

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GROSSETO. A vent’anni dal precedente, rinnovato il contratto integrativo regionale della cooperazione sociale. Un passaggio atteso, che in Toscana riguarda 550 cooperative con più di 30mila addetti, soci o dipendenti, aderenti alle tre centrali di categoria Legacoop, Confcooperative e Agci. Una realtà, quella della cooperazione sociale di tipo A e B, che in provincia di Grosseto è composta da 12 imprese cooperative che impiegano stabilmente più di 1.500 persone. Alle quali se ne aggiungono almeno altri 200 nel periodo estivo, con contratti stagionali.
A dare notizia dell’accordo la funzione pubblica di Cgil e Cisl, insieme alla Fisascat Cisl, che hanno sottoscritto il contratto di secondo livello con Legacoop, Confcooperative Agci. «È un momento importante, perché dopo vent’anni – dichiarano i segretari regionali Bruno Pacini (Fp Cgil) , Andrea Nerini (Fp Cisl) e Alessandro Gualtieri (Fisascat) – il contratto rivisita questioni rilevanti per i lavoratori come tempo vestizione, rimborso spese chilometrico (da 37 a 43 centesimi a km), congedi per le donne vittime di violenza, indennità per attività di soggiorno e altri importanti articoli che saranno comunicati ai lavoratori in assemblee che si svolgeranno nel prossimo mese». La portata dell’accordo è molto ampia, perché sarà applicato anche alle cooperative con sede fuori regione e a quelle non aderenti alle organizzazioni datoriali. Uno strumento di riunificazione che dovrà impedire la frantumazione del contratto e la non omogeneità delle condizioni applicate a lavoratrici e ai lavoratori. Recuperando storia e valore di un contratto che ha contribuito alla crescita del mondo cooperativo, reintroducendo regole uniformi e quindi eque. «Questa è la sfida che abbiamo davanti – sottolineano i tre rappresentanti sindacali – mentre alla politica regionale competerà l’adeguamento dei costi di conduzione e convenzione ai rinnovi contrattuali di livello nazionale o regionale».
Comuni e Ausl (Regione) rappresentano la committenza pubblica per questo contratto. «Siamo consapevoli che la crisi sta distruggendo il tessuto produttivo nazionale e che i mancati adeguamenti dei finanziamenti governativi – concludono i tre sindacalisti – ma non può essere chi lavora a pagarne le conseguenze. Noi facciamo la nostra, ma ognuno deve fare la propria parte: datori di lavoro e committenza pubblica». Rsa, servizi educativi, scolastici, comunità per minori, servizi alle persone con disabilità, assistenza domiciliare, inserimenti lavorativi protetti per persone svantaggiate. Sono i principali ambiti in cui opera la cooperazione sociale di tipo A e B.

«La difficoltà maggiore – commenta Luca Terrosi, presidente della cooperativa sociale Uscita di Sicurezza (400 soci e dipendenti) – sta nell’indeterminatezza del sistema di welfare toscano. In questa fase, infatti, non si è ancora stabilito se si continuerà ad operare con il meccanismo delle gare di appalto e degli affidamenti, o se ci sposteremo verso i voucher, già attivi per molti servizi. Come ad esempio per le Rsa. Poi i livelli essenziali di assistenza sociosanitaria che a livello nazionale non sono definiti, a differenza di quelli sanitari. Ogni anno, quindi, bisogna capire quanti fondi vengono stanziati e per quali prestazioni. Tutto questo rende molto difficile per le cooperative e le imprese sociali lavorare sulla programmazione, definire gli investimenti futuri e pensare alle azioni per migliorare il sistema. L’indeterminatezza, quindi, è la nostra difficoltà principale».

«È un accordo atteso in un momento complicato – sottolinea Luca Tazzini, della coop Di Vittorio – Un passo avanti con la Toscana fra le prime in Italia a chiudere l’accordo. Ora è determinante che i miglioramenti contrattuali siano recepiti dai committenti in termini d’incremento dei costi. Che gli enti pubblici dimostrino sensibilità per il ruolo della cooperazione nel garantire il welfare che tutela le persone fragili, impiegando, fra l’altro, soprattutto donne».

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