Gioco
Cassonetti davanti al memoriale che ricorda gli 11 martiri fucilati
Pensionato ha piantato 100 varietà di rose. Oscurate dai bidoni del Comune
ISTIA. Il piccolo e magnifico giardino è un tripudio di colori, con circa 100 varietà di rose. Una Madonna è raccolta in una piccola nicchia, e da una fontanella con due innamorati abbracciati zampilla acqua. C’è un’altalena, e tra i fiori si respirano pace e bellezza.
È questo il piccolo regno verde di Marcello Soldati, 77enne pensionato che davanti a casa sua, nella zona delle Stiacciole, ha allestito da anni una sorta di “memoriale” per onorare il ricordo degli 11 martiri d’Istia, i giovanissimi renitenti alla leva che furono fucilati dai fascisti nel 1944. È un giardino stracolmo di rose che la gente si ferma ad ammirare; al cancellino d’ingresso c’è una targa in ceramica con tutti i nomi delle vittime. Peccato che qua davanti il Comune abbia piazzato, alcuni giorni fa, 7 cassonetti della spazzatura. È una batteria di bidoni che «deturpa la visuale e non rende onore alla memoria di questi poveri ragazzi», racconta amareggiato Marcello. Il quale si è rivolto all’ente per chiedere se possibile di spostarli altrove, ricevendo picche perché sostanzialmente (come hanno risposto gli uffici) i cassonetti stanno bene dove stanno.
«Andai in pensione nel 1999 con 36 anni e mezzo di anzianità – ci racconta Soldati riavvolgendo il “nastro” della sua vita – Mia moglie era malata di leucemia e io dovevo assisterla, poi purtroppo morì». Dopo il dolore e lo sconforto Marcello iniziò pian piano a rifarsi una vita (tant’è che oggi può dirsi sereno accanto alla sua seconda moglie con cui abita alle porte di Istia). Intanto, di fronte a casa, il pensionato cominciò anni fa a sistemare un piccolo fazzoletto di terra.
«Iniziai a levare le erbacce e a piantare i primi fiori; nel frattempo iniziai a documentarmi su chi fosse Silvano Guidoni, il ragazzo cui era intitolata la mia strada, uno dei poveri martiri d’Istia che morì fucilato insieme ad altri 10 ragazzi. Volli scoprire il più possibile su di lui e sulla strage di Maiano Lavacchio, che mi ha sempre molto addolorato». Nacque da qui l’idea, delicatissima, di intitolare il giardino agli 11 ragazzi morti e di trasformare il roseto in una sorta di memoriale. Il parchetto con il tempo è cresciuto grazie all’arrivo di nuove piante, una cappellina, una deliziosa fontanella e una targa posta all’ingresso in cui «feci scrivere i nomi di tutti». Ogni anno si aggiunge qualcosa di colorato e di bello, ma non solo. «Ogni 22 marzo, che è la data della strage (avvenuta nel 1944, ndr), io piazzo il tricolore qua davanti e ce lo tengo tutto il giorno».
Soldati – che ha un passato da farmacista e poi dipendente comunale (lavorò 5 anni all’ufficio metano, poi all’economato e nella municipale dopo aver vinto un concorso interno) – oggi è un giardiniere sopraffino che vuol portar avanti il ricordo dei martiri. Tutto era filato liscio finora, se non fosse che «alcuni giorni fa – racconta – il Comune ha sistemato qui davanti, a tre metri di distanza, 7 cassonetti della spazzatura che potevano benissimo essere collocati altrove senza danneggiare nessuno, visto che il luogo lo consente». Sono uno del vetro, due del multimateriale, due della carta e uno dell’indifferenziato. Lui si è rivolto agli uffici del Comune per chiedere la ricollocazione (per esempio) in uno slargo dove non darebbero noia, ma gli è stato risposto che «la postazione è ben collocata nel rispetto delle norme della viabilità, delle distanze dalle utenze servite e dei criteri progettuali da sempre adoperati dall’ufficio».
«Tutto quel che vedete l’ho fatto con le mie mani per rendere giustizia a questi ragazzi», indica il 77enne che, pur specificando che si tratta di un’umile iniziativa personale, vorrebbe che «qualche amministratore sensibile intervenisse per il rispetto del luogo e della memoria»; ma a quanto pare spostare i cassonetti un po’ più in là sembra un problema insormontabile.
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