Gioco
Caritas La mensa riapre Viaggio tra gli “angeli” che aiutano gli invisibili
Il ristoro di via Alfieri era stato chiuso per Covid nel 2020 I bisognosi erano accuditi fuori. Ora tornano “in presenza”
GROSSETO. Sono le 10 del mattino e i fornelli sono già accesi, alla Caritas di Grosseto in via Alfieri. Gli “angeli” che lavorano in cucina si chiamano Donatella, Livio e Carla e preparano il sugo, cuociono la carne adagiata nel tagliere e «che ci è stata appena regalata da un privato, un benefattore». La porta spalancata porta dritti nella stanza accanto dove la sala mensa ha finalmente riaperto le sue porte in presenza, dopo la sofferta pausa imposta dal Covid. Era chiusa dal marzo 2020; finora i volontari dovevano accudire i bisognosi per strada.
«Avevamo allestito la base in piazza Barsanti – dicono – e lì rifocillavamo i nostri ospiti» che ora son tornati qua. E sono tanti. A Grosseto i numeri della povertà sono elevatissimi, sintomi di un disagio inarrestabile che – con l’impennata dell’energia – rischia di dilagare ulteriormente. Consapevoli di questo i volontari stanno ben fissi al loro posto, a dispensare aiuti materiali e sorrisi. Livio Bellini, 62 anni, prima della pensione era un operaio. «Sistemavo le strade; ero addetto alle manutenzioni, ho finito di lavorare nel 2013 e mi sono messo a disposizione qua», racconta. Un uomo ai fornelli. Ama cucinare e lo fa volentieri anche per aiutare gli altri. Poi c’è Donatella Donato, ha 65 anni, figura chiave. È la responsabile della cucina e della mensa. «Sono volontaria da una vita, saranno 20 anni», sorride lei. Lavora con entusiasmo, coordina e gestisce il servizio; accanto a sé ha Carla Fatarelli, 60 anni, anche lei volontaria. Da 5 anni. Si danno tutti da fare per chi ha bisogno, mostrando con orgoglio la gran quantità di carne. «Iniziamo a lavorare verso le 9 del mattino – racconta Donatella – e prendiamo come riferimento il numero di ospiti che ci sono stati comunicati il giorno prima quando devono prenotarsi per il pranzo. Cuciniamo e apriamo la mensa verso le 11,30. Naturalmente aumentiamo ogni volta il numero dei pasti, per eventuali numeri extra di chi si aggiunge in un secondo momento. Oggi cuciniamo pasta al ragù, fettine di manzo all’olio e patate arrosto. La carne ci è stata generosamente regalata da una persona che non vuole comparire e ci è molto utile per sfamare i nostri ospiti per almeno due volte».
C’è bisogno di aiuto? «Qua c’è sempre bisogno – spiega Donatella Donato –O meglio: in cucina adesso siamo messi piuttosto bene, invece c’è sempre bisogno di volontari nel settore abbigliamento».
Alberto Del Porto (coordinatore Caritas arrivato da Parma) ci porta in giro tra le stanze e gli uffici della Caritas per far conoscere il resto del personale, la straordinaria “flotta” dei volontari impegnata sul campo ogni giorno. La segreteria accoglie gli utenti per i bisogni e le necessità più importanti, vestiti, barba e docce. Al front office, dietro al plexiglass, siede Giulia Bernardini che dopo un anno è al suo ultimo giorno di servizio civile. Lascia a malincuore. In un’altra stanza c’è lo smistamento del materiale arrivato; lavora di gran lena Lucia Ciciriello, giovanissima addetta al vestiario, ha 26 anni, «in genere faccio la stagione come aiuto cuoca o cameriera, ma voglio dare una mano anche qua». Jacqueline Agostini è indicata come “una colonna”. Francese d’origine ma con doppia nazionalità, ha 83 anni ed è qua da 33. Non ha mai abdicato alla sua missione in Caritas, è coordinatrice del guardaroba. «Vengo da Parigi, ho 4 figli, mio marito non c’è più da tempo, era italiano». La stanza accanto raccoglie il vestiario già selezionato per la stagione. Sfilano a una a una, accanto ad Alberto, Anna Dragoni (77 anni), Maria Ferrigno, Antonella Mazzini e Rosetta Sartori. Si fanno fotografare con leggero pudore. Poco abituate ai riflettori e più avvezze ad aiutare gli altri in silenzio.
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