Il Tirreno

Grosseto

La festa nel locale del centro

Un’antropologia dei ricordi: «Gigi è come se fosse con noi»

Luca Barbieri
Un’antropologia dei ricordi: «Gigi è come se fosse con noi»

Un successo l’asta con gli oggetti al Caffè Ricasoli: oltre 700 le richieste. La sorella: «Mi ha fatto piacere vedere tanti amici rientrare dopo un anno»

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Grosseto Niccolò Fabi, in una canzone di successo di qualche anno fa, diceva che «non si può cercare un negozio di antiquariato in via del Corso», anche perché, si sa, «ogni acquisto ha il suo luogo giusto». La cartolina dell’importanza dei luoghi, degli oggetti, della loro correlazione con la sfera personale, in quel campo che scivola nell’antropologia dei materiali e dei ricordi, arriva da una via Ricasoli insolitamente vivace il giovedì sera. Certo, spiegano i promotori, non siamo ai livelli del 17 settembre (era pur sempre sabato sera d’altronde), però insomma, il colpo d’occhio c’è, tra musica, calici e sorrisi.

Siamo di fronte al Caffè Ricasoli giovedì 6 ottobre, dall’orario dell’aperitivo fino a sera. La data non è casuale: Gigi Ambrosio avrebbe compiuto 42 anni. Se n’è andato l’anno scorso e per ricordarlo era partita il 17 settembre (altra data non casuale, a un anno dalla morte) una sorta di asta, a buste (come per il calcio mercato, per intenderci), a tradurre un percorso di “memoria gioiosa” avviato da Michela Ambrosio, la sorella di Gigi, Arianna Bernabini, dell’agenzia Jabalì e amica e compagna di viaggi di Gigi in ogni parte del mondo (l’idea degli oggetti arriva proprio da un locale giapponese nel 2018) e Marco Barcelli, il nuovo gestore del Caffè Ricasoli che dallo stesso Gigi ha ricevuto “l’eredità” del locale cult. Loro l’idea, condivisa dalla famiglia Ambrosio, di mettere all’asta più di 200 delle migliaia di oggetti, foto, parole, le cose più originali e disparate che Gigi aveva scelto come calciatore, come barista, come artista, come viaggiatore o come scrittore, e con cui aveva “arredato” il Ricasoli che proprio quest’anno compie vent’anni.

Giovedì sera l’ultimo giorno del progetto, poi – tra oggi e domenica – lo “spoglio”: 700 buste con offerte per circa 120 oggetti scelti alla fine che si muovono su una fisarmonica che passa dai ricordi personali, legati al locale, al culto, alla mitologia, al collezionismo, fino alle passioni per il cinema e per la musica. Le buste e anche piccoli biglietti con ricordi che ognuno ha voluto lasciare e saranno consegnati direttamente alla famiglia.

Tre-quattro gli oggetti più gettonati, come il pannello bianco con le foto di Gigi in serie: «Impossibile capire il perché, ogni persona ha legami con oggetti diversi di queste pareti per motivi personali: storie, una serata particolare, le battute che su quell’oggetto faceva con Gigi. Eravamo titubanti all’inizio se fare o no questo percorso, ma la risposta delle persone ci ha fatto capire che è stato colto il messaggio, un “pezzetto” di Gigi a ognuno di loro, perché stasera (giovedì, ndr) è come se Gigi fosse qui con noi.

La musica, gli amici di una vita, rivedere persone che dalla morte di Gigi non erano più entrate superare questo blocco: è stato molto bello», spiega la sorella.

«Ci piacerebbe con il logo Gside utilizzato per l’occasione continuare, una volta all’anno magari, a fare eventi. Ci hanno contattato – rivela Arianna – anche persone che non lo conoscevano e alcune da fuori zona».

Come a disegnare una mappa, una geografia di affetti e sentimenti, uniti dal solito fil rouge: musica, cinema, aggregazione e quindi Gigi. 

 

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