Il dolore
Il “falco” è volato in cielo
Se ne è andato a 93 anni il più grande goleador di tutti i tempi dell’Us Orbetello. Le sue reti sono leggendarie e resteranno immortali. Funerali in Duomo
ORBETELLO. Se n’è andato una leggenda del calcio maremmano, se n’è andato un uomo straordinario che ha lasciato un’impronta calcistica e umana indelebile in Maremma e in particolare nella costa d’Argento.
Domenico Fanciulli soprannominato Il Falco, ovvero il rapace delle aree di rigore, se n’è andato in silenzio dopo una lunga malattia, avrebbe compiuto 93 anni il 28 novembre. Domenico Fanciulli è il miglior goleador di sempre nella storia ultracentenaria dell’Us Orbetello, 109 gol realizzati con la casacca biancoceleste, nessuno ha saputo fare meglio di lui. Ci piace immaginare che Domenico abbia raggiunto in cielo i suoi compagni, quelli dell’Orbetello dei record, la squadra rullo compressore che stravinse il campionato di Promozione nella stagione 1953-54, un campionato in cui Domenico Fanciulli siglò la bellezza di 47 gol in una sola stagione, uno score stratosferico. Lui ha lasciato un alone di leggenda a Orbetello, eppure era di Porto Santo Stefano e suona un po’strano considerando la rivalità anche calcistica che divide le due località e le due tifoserie. Sotto questo aspetto Il Falco precisava che ai suoi tempi non esisteva la squadra dell’Argentario e quindi il calcio vero era quello che si giocava a Orbetello, allo stadio Ottorino Vezzosi. Domenico Fanciulli sfiorò anche un clamoroso passaggio alla Juventus che peraltro è la sua squadra del cuore, ha vestito anche le maglie dell’Avellino, del Grosseto per tre anni oltre che dell’Orbetello e dell’Argentario, club in cui ha ricoperto anche il compito di allenatore della prima squadra nel doppio ruolo di allenatore-giocatore oltre che ad allenare tutte le squadre del settore giovanile. Nella sua carriera ha fatto anche l’allenatore del San Donato. Un commosso ricordo di Domenico lo lascia il nipote Riccardo Berni, attuale allenatore dell’Argentario: «Zio Domenico ha sempre adorato toccare la palla, almeno fino a quando ha potuto. Anche in casa, dove la porta era una sedia e la rete una coperta di lana fatta da zia Alma. È incredibile come una persona così anziana sapesse ancora calciare in drop con entrambi i piedi, in tali occasioni ci faceva notare la punta del piede rigorosamente giù, piede d’appoggio alla giusta distanza e corpo sopra la palla. Ho un unico cruccio, quello di non averlo mai visto giocare per questioni anagrafiche».
Riccardo Berni conclude così il suo toccante ricordo: «Se n’è andato in silenzio, fino all’ultimo ha mantenuto il suo stile, esattamente come quando compariva dal nulla tra le difese avversarie prendendole di sorpresa. Ciao zio Domenico, mi mancherai moltissimo». Quale era la principale caratteristica del Falco? Se lo chiedi a chiunque lo ha visto giocare ti viene risposto all’unisono: «Sapeva fare gol», oppure come si dice in gergo sapeva buttarla dentro. Una qualità innata, un feeling straordinario con la rete, una capacità unica, certificata dai gol e unanimemente riconosciuta da tutti. Domenico era tifosissimo della Juve e se n’è andato proprio mentre la sua squadra del cuore vinceva la partita di Champions League contro gli israeliani del Maccabi Haifa, ci piace immaginare che sia stato un ultimo regalo fatto dalla squadra di Allegri a un grande tifoso e a un immenso uomo come Domenico Fanciulli. Lascia la moglie Alma, la figlia Barbara, il figlio Marco e i nipoti Claudio, Alessio, Edoardo e Cristian. I funerali si sono svolti ieri nel duomo di Orbetello per l’ultimo toccante saluto al re dei goleador che adesso andrà a integrare in cielo la squadra rullo compressore dell’Orbetello a cui evidentemente mancava un goleador del calibro di Domenico Fanciulli, colui che resterà per sempre e all’infinito l’unico e inimitabile Falco.
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