Sicurezza
Il flsh mob per donne, vita e libertà: le richieste delle femministe
Sulle note di “Bella Ciao” il flash mob in piazza contro le violenze in Iran. «Siamo qui perché non vogliamo più quel governo, adesso basta»
GROSSETO. «Donne, vita, libertà». Uno slogan, gridato ad alta voce dalle partecipanti al flash mob, che riassume l’iniziativa che si è svolta in piazza Dante, organizzato dalle rete delle donne, che hanno voluto far sentire la loro voce dopo le uccisioni e le violente perpetrate in Iran contro le donne. Una protesta che si è levata forte anche in Maremma, con la piazza riempita per solidarietà.
Le partecipanti si sono prese per mano e riunite in circolo: una volta partita la canzone “Bella ciao”, in iraniano, si sono tolte il velo e hanno cominciato a sventolarlo. «Sono contenta – ha commentato l’organizzatrice Laura Ciampini – Ho visto un’adesione importante; molte persone si sono trovate solidali su questo tema. Dobbiamo trovare punti di contatto e il rispetto per le donne. Un successo che dimostra che c’è un’umanità che va riscoperta». Ciampini, prima del flash mob ha voluto al suo fianco due donne iraniane, Parisa Arefiddost e Shima, la prima in Italia dal 1977 e residente a Roccastrada, la seconda a Siena dal 2005, che hanno espresso il loro desiderio: «Siamo qua – dicono – perché non vogliamo più questo governo, che da 43 anni sta arrestando e uccidendo le donne. È il momento di dire basta. Se la protesta si espanderà in tutto il mondo la giustizia trionferà e le donne torneranno ad avere i loro diritti». «Questa giornata – prosegue Ciampini – è nata per essere di sostegno alle donne iraniane, per un cambiamento. L’auspicio è che questa azione sia un input a un cambiamento politico, di regime e a cascata su tutti i diritti. Il governo stimolato e pressato da queste iniziative, si deve sentire addosso i riflettori di tutto il mondo».
La giornata si è conclusa con l’inaugurazione di una mostra, nella Libreria delle donne, che racconta, tramite cartelli, personaggi che stanno lottando per la libertà. «Alcune sono state uccise per il loro attivismo – spiega Ciampini – alcune sono in carcere, altre stanno lottando nel loro paese (con tutti i rischi che comporta), altre all’estero, negli Stati Uniti, in Finlandia e che da lì hanno la possibilità, con vari metodi, del cinema, della mostra fotografica, dell’arte, di tirar fuori la creatività che serve per manifestare il loro essere e che serve a denunciare questi fatti, perché in Iran è quasi impossibile farlo, ma lo stesso accade anche in Afganistan».
Il comitato pari Opportunità presso il consiglio direttivo della Corte Suprema di Cassazione vuole esprimere vicinanza alle donne iraniane, promuovendo una giornata di solidarietà, invitando gli iscritti a indossare un accessorio rosso, colore del simbolo del contrasto alla violenza nei confronti delle donne. Un’iniziativa di solidarietà e vicinanza viene promossa da Ordine degli avvocati e Cpo stamani alle 10,30, nel Tribunale di Grosseto.
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