Lutto
Addio alla professoressa Turi, era stata uno dei cardini del liceo classico
Aveva 73 anni, aveva insegnato lettere a generazioni di studenti
GROSSETO. È morta la professoressa Stefania Turi, 73 anni, insegnante di lettere al ginnasio per generazioni di studenti, grossetani e non. Ha trascorso la maggior parte della sua carriera di docente al ginnasio, prima di passare negli ultimi anni al liceo.
Il suo, ricordano i colleghi e gli amici, non è uno dei nomi della cultura che hanno avuto uno specchio nei media, ma la prof ha dato stimoli alla cultura attraverso le ragazze e i ragazzi cui ha trasmesso la conoscenza e la passione per i classici. «Che questo sapere non sia stato erudizione lo dicono parole che pronunciano ora, in una improvvisa e imprevedibile rivisitazione degli anni delle sue lezioni – dicono coloro che l’hanno avuta come collega – Del resto la cattedra dell’insegnante di lettere del ginnasio era parte cospicua del tempo-scuola, tale da lasciare una traccia forte. Così non sembrano espressioni eccessive “ha cambiato la mia vita negli anni della formazione” e “mi ha aperto la mente”».
«Acuta, colta», ma anche «simpatica... Brontolava con ironia», e sapeva essere «critica ma costruttiva», dicono gli ex studenti. Era esigente, severa nel giudicare, forse troppo, a giudizio di qualche allieva o allievo, ma lo era con loro quanto con se stessa nell’esercizio di una professione complicata.
La professoressa Turi ha insegnato sempre al liceo classico ex-Carducci Ricasoli, entrandovi a poca distanza dalla laurea. Scuola di alto profilo, ma difficile e, si diceva, “selettiva”, amata e forse anche un po’ odiata. Fuori da ogni giudizio di valore, è possibile parlare di una “scuola del Carducci Ricasoli”: dal secondo dopoguerra in avanti si sono passate il testimone dell’insegnamento dei classici e di una certa visione della formazione almeno tre generazioni di insegnanti, fra queste quella cui è appartenuta Turi. Anche se la riservatezza è stata una sua cifra assoluta, gli affetti e la famiglia sono quella parte fondamentale della sua vita che serve anche a scolpire meglio l’eredità pubblica che lascia. Al cento per cento insegnante, al cento per cento mamma.
L’immagine restituita dagli allievi e dalle persone di una famiglia che si è accresciuta di molti nipoti, regalati a lei dalle due figlie e da Alessandro, è straordinariamente coerente. C’è un racconto speciale, che offrono le figlie Ilaria e Simona e il figlio Alessandro, sull’ultimo tratto della sua vita. Nei pochi mesi trascorsi da quando ha avuta consapevolezza della fine ha cominciato a scrivere. «Ha consumato penne e lasciato in una busta quaderni e quaderni». Ha voluto rivisitare il suo passato, mettendosi anche in discussione – dicono. Lo interpretano come un estremo atto di generosità, e tale appare senz’altro anche a chi conosceva il posto che, una volta lasciata la scuola, era stato occupato dalla sua famiglia. «Il sentimento della morte può portare chiusura o rancore verso la vita, in questo caso è un’eredità di pensieri – dicono i colleghi – che rimangono a sostituire la vita insieme che non ci sarà. Vale per la sua grande famiglia, ma non è retorico dire che la prof con un messaggio di amore per la vita degli altri continua a esercitare il suo mestiere di prof».
Il rito funebre sarà celebrato domani alle 9, al cimitero di Sterpeto.
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