Il Tirreno

Grosseto

Il caso

Truffato di 1400 euro, “batte” la banca che non vuole risarcirlo

di Elisabetta Giorgi
Truffato di 1400 euro, “batte” la banca che non vuole risarcirlo

I “cyber malviventi” gli rubano 1.400 euro dal conto corrente

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GROSSETO. Ti hanno ripulito il conto? È colpa tua. Sei stato tu disattento e trascurato, hai fornito tu le credenziali ai truffatori del web, cadendo in trappola e abboccando al phishing dei loro messaggi “esca”. E dunque io (banca) non ti risarcisco.

Si è sentito rispondere (più o meno) così a Grosseto il cliente di un istituto di credito, dopo che i malviventi l’avevano truffato online. Spedendogli un messaggio “civetta” comparso nella chat della banca, gli avevano carpito i dati della carta di credito e spillato dal conto 1400 euro, risultati spesi in una “pescheria napoletana”. Poi, quando lui si è rivolto alla banca per reclamare bonariamente il maltolto, si è sentito anche rispondere picche perché era «colpa sua», dato che la banca ha sistemi di sicurezza forti e lui non era stato attento.

Certo delle sue ragioni e armato di una tenacia irremovibile, il correntista ha fatto ricorso all’Arbitro bancario per riavere i suoi soldi e ha portato avanti la sua linea punto per punto, senza mai arretrare di un centimetro e ottenendo il rimborso che voleva. Anzi, l’ha avuto ancor prima che arrivasse la pronuncia del giudice, perché alla fine la banca ha deciso di chiudere la storia, interrompere il procedimento e restituendogli tutto subito. Dunque, truffato e risarcito.

Sms civetta

Risale tutto ai mesi scorsi, quando il professionista grossetano di 37 anni riceve un messaggino dalla sua banca (o almeno così pare) . «Premetto di essere il titolare e unico cliente della mia carta di credito – precisa lui – Nel sms, che mi arriva dal servizio clienti della mia banca Bnl, mi veniva richiesto un aggiornamento di sicurezza obbligatorio per evitare il blocco della carta. Di fatto io ho seguito un iter online come richiesto dal messaggio, e alla fine ho constatato un’operazione di pagamento, a me del tutto disconosciuta, effettuata con la carta di credito a favore di una pescheria napoletana per un importo di 1400 euro. Ho chiesto spiegazioni alla mia banca e sono stato informato del tentativo di frode, andato purtroppo a buon fine». È partita da qui la trafila per riavere i suoi soldi, anche se non è stato per nulla semplice.

Il ricorso

Il grossetano abita a Roma e non appena scopre l’ammanco sporge denuncia ai carabinieri della Capitale. Quindi presenta un reclamo alla sua banca a Grosseto, chiedendo che le somme gli siano restituite sul conto. «Non avevo mai ceduto a nessuno, nemmeno temporaneamente, la carta a terzi – spiega il 37enne – e non avevo mai rivelato a nessuno il mio codice personale segreto, né subito alcun furto o smarrimento». Poiché la sua banca non gli restituisce nulla, lui presenta all’Abf (arbitro bancario finanziario, collegio di Roma) un ricorso ben dettagliato in cui illustra la circostanza e le modalità in cui è caduto in trappola, avendo ricevuto un sms che pareva del tutto genuino e veritiero, proprio “in coda” alla chat della sua stessa banca, dove aveva sempre ricevuto i messaggi. La banca presenta a sua volta una dettagliatissima relazione per opporsi al rimborso: pagine di controdeduzioni che respingono punto per punto la richiesta di denaro del cliente. Siamo al braccio di ferro. Lui truffato dai malviventi e non risarcito dalla sua banca.

«Sistema sicuro»

Il nodo del contendere è sui sistemi di sicurezza bancari online. Da parte sua l’istituto puntualizza di «garantire i più elevati standard di sicurezza sui pagamenti online» e sottolinea che «il sistema di autenticazione come quello adottato da Bnl è riconosciuto come un sistema forte anche dall’orientamento diffuso dei collegi Abf». Per cui, «in presenza di un sistema sicuro come quello della banca e in assenza di particolari anomalie del sistema, si deve presumere che ci sia stata una negligenza dell’utente nella custodia delle credenziali necessarie per utilizzare i servizi di pagamento. Gli strumenti di sicurezza devono restare di uso strettamente personale del cliente, che non può cederli a terzi». Nel caso in questione, sostiene la banca, è «evidente come il cliente abbia abboccato all’sms “esca”, collegandosi al link ricevuto e seguendo un “iter online” in cui ha digitato le proprie credenziali di sicurezza e tutti i riferimenti della carta di credito, consentendo al terzo non autorizzato di venire a conoscenza delle credenziali stesse, digitalizzare la carta ed effettuare il pagamento». Il che configurerebbe per la banca - peraltro «sempre attiva nel mettere in guardia i clienti sui vari tentativi di frodi online» – «un incauto comportamento del titolare della carta e una sua condotta gravemente colposa». Da qui la richiesta di Bnl all’arbitro di respingere il ricorso.

La banca cede

Cosa succede invece? Che in attesa della pronuncia dell’arbitro, l’istituto bancario tenta una transazione al 50%, respinta (al 100%...) dal cliente. E alla fine gli rimborsa l’intera cifra di 1400 euro chiedendo al collegio di «voler «dichiarare cessata la materia del contendere». Sul finale puntualizza «di non riconoscere nulla in merito ad eventuali responsabilità a suo carico», ma il cliente è risarcito e recupera i soldi dalla presunta pescheria. Fine della storia, il correntista ha vinto.

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