Il Tirreno

Grosseto

La Regione assume infermieri e Oss. «Un problema per noi cooperative»

di Massimiliano Frascino
Un operatore socio sanitario
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Un operatore socio sanitario

Con lo scorrimento delle graduatorie molti lasceranno per il servizio pubblico. Causa numero chiuso ai corsi abilitanti non ci sono lavoratori per rimpiazzarli

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GROSSETO. Stanno per partire le assunzioni di infermieri e operatori socio sanitari da parte di Asl Tse, che attingerà alle graduatorie dei concorsi svolti nei mesi scorsi. Non ci sono numeri ufficiali su quanti entreranno in servizio, ma stando al passaparola degli ambienti della sanità e della cooperazione sociale, entro fine anno in provincia dovrebbero essere contattate almeno una quarantina di persone. Sia in possesso del titolo di infermiere che di quello di operatore socio-sanitario (Oss).

Integrare gli organici, come ha spesso denunciato il sindacato, non è infatti più rinviabile. Nell’azienda sanitaria della Toscana del Sud, ad esempio, alla fine di quest’anno saranno andati in pensione più di 100 infermieri. L’azienda, così, darebbe una risposta almeno parziale al fabbisogno di personale nelle proprie strutture in maggiore sofferenza, come i pronto soccorso.

Ogni medaglia ha però due facce. La buona notizia per chi diventerà dipendente pubblico, in questo senso, si traduce in una cattiva notizia per il mondo della cooperazione sociale. Che in molti casi, per conto del pubblico, gestisce residenze sanitarie assistite (Rsa), l’assistenza domiciliare e molto altro.

La gran parte di chi è nelle graduatorie per infermieri e Oss, infatti, lavora proprio per queste cooperative, che lasceranno di punto in bianco nel momento in cui riceveranno la chiamata per l’assunzione.

«È una situazione estremamente complicata – spiega Andrea Fornari, presidente della coop Giocolare, che in provincia impiega circa 250 persone – Nei prossimi mesi, sia a Grosseto che nelle altre province, molti dei nostri soci e dipendenti opteranno per il servizio pubblico e noi avremo una grande difficoltà a sostituirli».

Il problema sta a monte dei concorsi pubblici. Perché infermieri e Oss sono soprattutto in questa fase “merce” rarissima, dato che la loro formazione è esclusivamente appannaggio della Regione. Che annualmente, attraverso le Ausl, emette bandi a numero chiuso per 20 o 30 posti. La stessa causa all’origine della scarsità di medici.

«Noi – aggiunge Fornari – siamo favorevolissimi ad aprire alle agenzie private accreditate la formazione professionale di Oss e infermieri, e non capisco perché non venga presa questa decisione nell’ambito della programmazione socio sanitaria. Oltretutto, realtà come la nostra pagano dazio due volte: per assumere un infermiere del quale abbiamo bisogno per garantire assistenza in una Rsa, dobbiamo mettere sul piatto superminimi e miglioramenti salariali che nessuno ci riconosce. Sono talmente pochi che rifiutano il contratto delle cooperative sociali e possono trattare le condizioni che vogliono. Parallelamente, le quote sanitarie che ci vengono corrisposte dal servizio pubblico sono bloccate oramai da anni».

Le difficoltà della cooperazione sono acuite perché, negli ultimi due anni, con l’emergenza Covid, il drenaggio di personale qualificato da parte delle Ausl è stato massiccio.


 

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