Il Tirreno

Grosseto

Il dramma dopo il caro vita

Grosseto, famiglia sfrattata dorme in stazione: la parrocchia le trova un alloggio

Nicole Terribile
Grosseto, famiglia sfrattata dorme in stazione: la parrocchia le trova un alloggio

Non riusciva più a pagare l’affitto

3 MINUTI DI LETTURA





Grosseto. Amalia sta seduta sulla panchina all’ingresso della stazione ferroviaria. Indossa una canotta e dei pantaloncini. Chi passa frettolosamente di lì per comprare un biglietto o raggiungere il binario del treno, non ci fa neanche caso. Tre valigie, uno zaino, una borsa e una valigetta intorno a lei, dove dentro c’è racchiusa tutta la sua vita e quella della sua famiglia. Amalia Castaldo Flauto, Enzo De Marco e loro figlio Erminio De Marco sono una famiglia come tante altre, se non fosse che a fine agosto sono stati sfrattati da quella che per alcuni mesi hanno chiamato “casa”. Rimasti senza un tetto sopra la testa e senza alcun parente a cui potersi rivolgere, i tre si sono trovati a dormire alla stazione. Insieme a loro anche la loro cagnolina Maelle, presa due anni fa da un canile.

Per quattro giorni, almeno, hanno vissuto là, allontanandosi solo di tanto in tanto per andare a prendere un pacco viveri alla Bottega sociale di via Pisa. Al Coeso non era stata inoltrata alcuna richiesta per emergenza abitativa o per accesso ai servizi dalla famiglia. Gli assistenti sociali, perciò, si sono attivati solo dopo aver ricevuto una segnalazione della Polfer, la polizia ferroviaria.

E così ieri mattina i tre sono stati convocati dal Coeso per avviare le procedure. Enzo e suo figlio Erminio sono andati all’incontro, mentre Amalia è rimasta in stazione per controllare le valigie. «Prima riuscivamo ad arrivare a fine mese con lo stipendio di Enzo, anche se per un soffio. Poi è diventato impossibile», racconta la donna. L’unico a lavorare è l’uomo che, però, da qualche tempo è in malattia. Il caro vita ha poi dato la mazzata finale. «Abitavamo in un residence a Grosseto. Non siamo riusciti a pagare l’affitto a marzo, e da lì la situazione è precipitata. Le rate si sono accavallate e alla fine il tribunale ha ordinato lo sfratto». La famiglia ha cercato un’altra sistemazione ma, non riuscendo a trovarla, ha chiesto aiuto alla Caritas che, però, quel giorno aveva tutti e tre gli spazi abitativi occupati. «Cerchiamo di attivarci sempre, in un modo o nell’altro – dice il direttore della Caritas grossetana, don Enzo Capitani – Se non possiamo garantire uno spazio abitativo cerchiamo di contribuire al pagamento di una stanza di albergo o in un bed and breakfast». Purtroppo, quella della famiglia Castaldo-De Marco è solo una delle tante situazioni critiche presenti in Provincia. «Casi di questo tipo sono sempre più frequenti, mentre le risorse sono sempre meno», continua il direttore.

Per Amalia, Enzo ed Erminio sono finalmente finite le notti in stazione. «Ci hanno trovato un appartamento temporaneo», dice Amalia, e sprizza gioia da tutti i pori. La famiglia potrà rimanere per tre mesi in un alloggio messo a disposizione dalla Parrocchia dell’Addolorata. Nel mentre, il Coeso ha chiesto ai tre di presentare i documenti necessari per poter avviare il processo di aiuto e reintegrazione.

Tutto ciò, però, non sarebbe stato possibile se non fosse per Emanuele, grossetano che ogni giorno prende il treno per andare al lavoro a Roma, e ha notato la famiglia, chiedendo loro se andasse tutto bene. Emanuele ha preso a cuore la loro storia e l’ha raccontata alla Polfer che ha poi inoltrato la segnalazione al Coeso. L’uomo ha raccontato la storia anche a sua sorella Chiara, la quale si è attivata a sua volta: «Mercoledì sera ci ha offerto ospitalità in un albergo. Vogliamo ringraziarli tanto, ci hanno fatto capire che ci sono persone buone in città», dice Amalia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web