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Agricoltura

La Tenuta San Carlo si allarga: il Comune di Grosseto promuove il riso biologico

di Massimiliano Frascino
La Tenuta San Carlo si allarga: il Comune di Grosseto promuove il riso biologico

La giunta ha autorizzato otto nuove vasche. L’area è quella sulla strada della Trappola verso Principina a Mare

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GROSSETO. Via libera all’ampliamento delle superfici coltivate a riso in sommersione dall’azienda agricola San Carlo di Principina Terra. È lo storico produttore biologico di riso di qualità commercializzato con il marchio “Tenuta San Carlo”.

Martedì 6 settembre la giunta comunale di Grosseto ha infatti approvato l’autorizzazione a realizzare otto nuove vasche per la coltivazione del riso, aggiuntive rispetto ai 35 ettari già da tempo in produzione. Che si estendono nella piana interna sul lato destro della strada della Trappola, in direzione Principina a Mare. Complessivamente la nuova area produttiva occuperà nuove superfici per 33 ettari, suddivisi in otto bacini allagabili di dimensioni variabili da 1,9 a 4,7 ettari ciascuno.

La San Carlo è gestita dalla stessa famiglia oramai da quattro generazioni, sin dal 1936 quando il capostipite Giancarlo Gaggia, originario del Nord est acquistò i terreni paludosi bonificandoli per farne una moderna impresa agricola. Certificata come biologica, l’azienda è specializzata nella produzione di riso di alta qualità destinato al consumo alimentare in confezioni con il marchio Tenuta San Carlo, denominate ciascuna con il nome di uno degli avi della famiglia.

A gestire la grande tenuta, che si estende su una superficie complessiva di 480 ettari, 350 dei quali di superficie agricola utilizzata (Sau), è l’imprenditrice italo americana Ariane Lotti, che otto anni fa si è trasferita in Maremma per prenderne direttamente in mano le redini. «La nostra – spiega la signora Lotti – è un’azienda agricola integralmente convertita a produzioni biologiche, anche con l’obiettivo di tutelare la biodiversità dei luoghi. Questo per le coltivazioni risicole comporta una rotazione colturale riso – terreni a riposo – “sovescio”. Attualmente abbiamo in produzione 35 ettari che vengono gestiti alternando le colture; grazie alle nuove vasche, una volta a regime, potremmo produrre ogni anno su 35-45 ettari rispettando i criteri della rotazione colturale».

«Qui in Maremma – aggiunge Lotti – i terreni in origine paludosi sono particolarmente adatti alle colture risicole perché trattengono bene l’acqua, e inoltre c’è una radicata cultura di gestione della risorsa idrica dovuta alle particolari condizioni meteo climatiche. Noi coltiviamo prevalentemente la varietà Carnaroli, molto adatta alla preparazione dei risotti, e in parte minore Ribe, un tipo di riso molto versatile utilizzato per tortini, arancini, minestre, insalate e contorni».

L’azienda agricola San Carlo, che nel proprio centro aziendale ha un grande agriturismo, coltiva anche grani antichi, favino, trifoglio, ceci, lino, lenticchie, farro e foraggere; oltre ad avere una piccola mandria di vacche maremmane. A garantire l’acqua necessaria hanno coltivazione del riso, è il Consorzio di bonifica della Toscana del sud Cb6.

La trebbiatura del riso partirà a fine settembre e si protrarrà per tutto il mese. «Il raccolto – spiega Ariane Lotti – avviene in un momento dell’anno caratterizzato da un’umidità superiore alla media. Noi lo asciughiamo nel nostro essiccatoio e poi lo inviamo a una riseria del Novarese dove viene lavorato a pietra. Una tecnica tradizionale che consente di avere chicchi omogenei che tengono molto bene la cottura. Curiamo direttamente anche la distribuzione commerciale col nostro marchio “Tenuta di San Carlo” attraverso una rete di gastronomie, generi alimentari e ristoranti di qualità. Prevalentemente nel centro Italia, in parte del nord Italia e nel nord Europa, con il Belgio che ci sta dando grande soddisfazione».

«Mediamente – conclude – commerciamo 12/15mila chili di riso bianco finito all’anno, in confezioni da un chilo».


 

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