Il Tirreno

Grosseto

La decisione

Il Consiglio di Stato: «Via i cancelli dell’azienda agricola Diaccialone»

Ivana Agostini
Il Consiglio di Stato: «Via i cancelli dell’azienda agricola Diaccialone»

Il massimo tribunale amministrativo ordina la rimozione dei due varchi dell’azienda. Respinto il ricorso che era stato presentato dalla famiglia

2 MINUTI DI LETTURA





CAPALBIO. I cancelli dell’azienda agricola Diaccialone devono essere rimossi. Lo ha deciso con un’ordinanza la settima sezione del Consiglio di Stato che ha confermato la decisione presa dal medesimo organo, a giugno.

Il ricorso presentato da madre e figlio, soci amministratori del Diaccialone, è stato respinto. In pratica, dopo la decisione del Consiglio di Stato che aveva riconosciuto che la strada chiusa dai due cancelli è una strada vicinale a uso pubblico, la famiglia titolare dell’azienda aveva fatto ricorso per la revoca della sentenza di giugno adducendo un errore di fatto del Consiglio di Stato. Un errore che non è stato riconosciuto dalla settima sezione che, anzi, ha ribadito quanto previsto in precedenza ordinando al Comune di Capalbio di dare esecuzione alla demolizione. I cancelli in questione sono due: uno lungo la strada Pescia Fiorentina – Manciano in zona Diaccialone, a circa 2400 metri dall’intersezione con la strada comunale di Campo delle Miniere; l’altro sulla stessa strada ma a Macchia Carbona a 250 metri dal confine con Manciano. La battaglia dei cancelli del Diaccialone dura da anni, più di 20, quando i Comuni di Manciano e Capalbio decisero di sostenere che quei due cancelli non potevano ostacolare il passaggio su una strada considerata vicinale a uso pubblico. A iniziare una battaglia legale sono stati alcuni proprietari di abitazioni in località Macchia Carbona che vorrebbero passare per quella strada, per raggiungere prima Pescia Fiorentina e quindi Capalbio. I proprietari, nel 2019, presentarono un esposto.

La polizia fece gli accertamenti anche grazie al contribuito dell’Archivio di Stato di Grosseto che permise al Comune di accertare che la strada vicinale è demaniale, cioè appartenente allo Stato o a enti pubblici territoriali. In pratica questo avrebbe avvalorato la tesi dell’ente capalbiese stabilendo che anche in passato quella strada era pubblica e come tale non soggetta all’usucapione.

Tutto questo portò il Comune di Capalbio a emanare un provvedimento di rimozione delle due cancellate che venne impugnato al Tar dalla famiglia che vinse il primo round della battaglia. Il Tar, in un primo momento, aveva stabilito che quei cancelli restassero al loro posto. Il resto è un iter arrivato davanti al Consiglio di Stato che a giugno ha riconosciuto che quella strada chiusa da due cancelli è vicinale a uso pubblico. Il Comune di Capalbio, a luglio, ha emesso un’ordinanza che ha disposto la rimozione dei due cancelli che se non sarà fatta prevede un’esecuzione in danno: cioè provvederà il Comune rimettendo poi le spese alla famiglia. Contro l’ordinanza quest’ultima ha presentato un ricorso che sarà deciso dal Tar il 14 settembre.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze