Il Tirreno

Grosseto

Caro energia: la storia

Grosseto, maxi bolletta al ristorante. Il titolare annuncia: «Costretti ad alzare i prezzi»

Maurizio Caldarelli

	Il ristoratore di Grosseto che ha ricevuto la maxi bolletta: ha annunciato che alzerà i prezzi 
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Il ristoratore di Grosseto che ha ricevuto la maxi bolletta: ha annunciato che alzerà i prezzi 

L’imprenditore racconta: «La bolletta elettrica è più che quadruplicata: 5.000 euro contro i 1.100 pagati nel luglio 2021. Era da prima della pandemia che non ritoccavamo i prezzi, ma in quel caso furono spiccioli»

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GROSSETO. Il grido d’allarme è stato lanciato sui social da Pier Nello Cicaloni del ristorante “I tre lampioni” in via Adamello; ma è solo l’apripista di un malumore generale manifestato alle associazioni di categoria.
«Con il caro energia – sottolinea Cicaloni – non ce la facciamo più. La bolletta elettrica è più che quadruplicata: 5.000 euro contro i 1.100 pagati nel luglio 2021. Era da prima della pandemia che non ritoccavamo i prezzi, ma in quel caso furono spiccioli».
Nei giorni scorsi Cicaloni, che dal 1984 gestisce il locale di famiglia aperto nel 1956, ha deciso di chiedere un euro in più sul menù: la pizza margherita è passata da 4 a 5 euro, la frittura di pesce da 12 a 13. «Non potevo fare altrimenti – si giustifica – L’olio per friggere da 10 litri è balzato in questi mesi da 11,50-12 euro a ben 39. Spero che la nostra clientela capisca la situazione, consapevoli che gli stipendi anche dei miei dipendenti sono rimasti gli stessi».
«L’ho fatto per dare un segnale – conclude Pier Nello Cicaloni – convinti di essere sempre sotto la media nei prezzi applicati e di avere sempre la fiducia per le persone che ci scelgono per il nostro catering o per la nostra cucina maremmana genuina».

La storia di Cicaloni è comune a molti commercianti non solo nel mondo della ristorazione, come sottolinea la direttrice di Ascom Confcommercio, Gabriella Orlando: «Stanno aumentando un po’ tutti – conferma – e tra i nostri associati c’è molta preoccupazione. Si va dal ristorante, alla pizzeria, al piccolo supermercato. Molti stanno seriamente pensando di chiudere. Ci sono situazioni nelle quali ogni giorno che alzi la saracinesca perdi soldi. Un problema comune ad alberghi e anche alle industrie, costrette a mettere sul mercato oggetti a 100 euro, quando la produzione ne costa 110».
«È l’effetto dell’aumento dell’energia – prosegue Orlando – e i commercianti non hanno potuto evitare di ritoccare i prezzi, ritocchi che non sono sufficienti, ma inevitabili. Gli imprenditori sono in grandi difficoltà, maggiori a quelle dei dipendenti. Confcommercio è attualmente in pressing per convincere il governo a mettere in atto azioni ci contenimento dei costi. Stiamo facendo i conti con l’inflazione e con il caro bollette, che può portare le persone ad una diminuzione delle spese, a tenere un comportamento più morigerato. I dati del settore moda hanno già fatto notare una minore spesa per abbigliamento e scarpe; soldi che spesso sono andati a finire per le cene».

A ottobre-novembre sembra che la situazione peggiori ulteriormente. «Tante volte lo scenario che viene dipinto – secondo la direttrice di Ascom – è esagerato e speriamo che non siano veritiere le profezie. I nostri associati sono più preoccupati adesso che durante la pandemia e la guerra. Il governo ha parlato di aiuti a imprese con più di 16 kilowatt, ma Confcommercio ha espresso preoccupazione perché non si è preso in considerazione che la maggior parte ha 12 kilowatt».
L’ultima battuta è sull’estate che sta per concludersi: «È andata meno bene dell’anno scorso proprio a causa degli aumenti. Siamo sui dati del 2019 e senza aumenti sarebbe stata un’estate da… otto». 

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